Gli ZoneM sono un progetto musicale all’esordio discografico, ma il tastierista/songwriter Beppi Menozzi, “lider maxino” della band (e coadiuvato da musicisti provenienti da un panorama musicale estremamente variegato di bands del calibro di Sadist, Il Segno del Comando, Jus Primae Noctis, Will’o’Wisp…), ha già le idee chiare su cosa vuole ottenere. Il disco, titolato “Sono Dentro Di Me” (sottotitolo “musiche per un film mai girato”) è appunto un album dalla natura alquanto “cinematografica”. Partendo da una matrice Progressive Rock, ma sfoggiando un eclettismo musicale grazie a stilemi “score” e rumoristici di varia natura, il nostro riesce nel suo intento a realizzare un composito affresco sulle umane emozioni e preoccupazioni. Realizzando un’opera, come definita nella biografia, “ansiogena”, con i mezzi musicali espressivi e drammatici propri di una persona musicalmente colta a 360 gradi. Spesso, le ansie e le paure prendono i connotati del grande mostro dell’inconscio che ha le sembianze dello Cthulhu lovecraftiano, come nell’omonima “Cthulhu” uno dei pochi brani cantati (magistralmente da Silvia Palazzini). Oppure, come nelle varie parti ‘sfuse’ nella scaletta di “Bestia”, il mostro s’identifica in un maniaco dalle sembianze del tutto “umane”, ed è qui che alcuni meccanismi musicali del “Thriller score” vengono asserviti all’uopo. Oppure andiamo verso la follia più pura (nei due sensi: musicale e concettuale) a descrivere con una composizione fortemente variegata le sensazioni da “Incubo (Pt. 2)” del brano omonimo, dove la sperimentazione si fa addirittura avanguardia. Insomma, è anche difficile descrivere a parole un’opera così complessa, in quanto potremmo correre il rischio di minimizzare il valore artistico di un album il cui creatore sta davvero dando del suo meglio, sforzandosi di esplorare strade nuove, laddove almeno apparentemente non ve ne siano al giorno d’oggi nell’intero panorama della Popular Music. Eppure, come per ogni mistero, credo che la chiave di lettura sia insita nell’opera stessa. Un’opera che sicuramente appare capace di appassionare, intrattenere, arricchire l’ascoltatore a differenti livelli. Tutto sta alla sensibilità e all’intelletto di chi ascolta. Raramente mi sono imbattuto in album così complessi ed accattivanti (ricordo ad esempio i Devil Doll, anche se molto più “teatrali” che “cinematografici”, nonchè il minialbum “infestato dagli spiriti” dei Malleus). Tutto quello che mi sento di consigliare all’ascoltatore non abituato è di prendere l’album a piccole dosi, all’inizio. Proprio per la sua natura complessa e, come già detto, “cinematografica”, andrebbe capito poco alla volta, con il giusto tempo di ascolto e riascolto. Del resto, l’album rappresenta un allucinante e ben rappresentato viaggio nel subcosciente, sempre con l’arma del “Thriller score” sempre a portata di mano. Complimenti.
Voto: 9,5/10
Alessio Secondini Morelli















