Il Portogallo: una terra meravigliosa che non ho ancora avuto l’opportunità o la motivazione di visitare, ma che visiterò certamente in futuro. Più che a livello musicale, mi affascina l’eredità Cristiana e gotica medievale e post-medievale. In realtà, anche a livello musicale mi intriga alquanto, per una certa presenza ben radicata del gothic metal melodico (chiamato anche “dark metal), un genere con cui vado spesso molto d’accordo per via delle melodie malinconiche ma non deprimenti, per la versatilità dei suoi elementi senza però snaturare il quadro d’insieme. In questo ambito, il primo nome che sale alle labbra è certamente “Moonspell”: non si può negare che siano stati i veri pionieri del genere nella terra portoghese. Tuttavia, un nome certamente meno conosciuto ma con un’immensa esperienza trentennale sono gli Heavenwood, che dopo ben nove anni di silenzio sono pronti a rilasciare il nuovo album. Questa “band” è in realtà il progetto solista di un certo Ricardo Dias, cognome mai più azzeccato come ossimoro concettuale unito al “dark metal”, narrante temi oscuri, notturni, lunari. L’ultimo lavoro del Progetto Heavenwood, uscito nel 2016, si chiamava “The Tarot Of The Bohemians”, ed era un concept album basato sui tarocchi: ogni canzone, infatti, portava il titolo di una delle carte e su di essa vi era costruita una storia legata alle altre solo in maniera vagamente concettuale, essendo comunque una storia a se’ stante e indipendente. Quest’album fu un vero passo in avanti per Ricardo e fece molto parlare di sè; ora siamo finalmente pronti ad accogliere la seconda parte del Progetto, denominato appunto “The Tarot Of The Bohemians – Part II”. Anche qui, le dieci tracce che compongono il disco portano il nome di una carta, e una storia su di essa. Musicalmente, questo lavoro colpisce particolarmente per quanto riesce ad essere vario, multiforme ma sempre coerente col mood di fondo. In diverse tracce troviamo vaghe assonanze con band mainstream che molti di noi (io certamente!) amano. Alcuni esempi: “The Stars” mi ha ricordato gli Amorphis di fine anni ’90, quelli di “Elegy” e “Tuonela”; la successiva “The Moon”, invece, richiamava gli H.I.M.; diverse altre canzoni invece potevano essere affiancate al gothic dei Moonspell, dei Sentenced, o ai Katatonia sempre di fine anni ’90 (quelli prima della svolta ultra-melodica avvenuta con “Last Fair Deal Gone Down”), quando non ai Paradise Lost dello stesso periodo. Nel complesso, tuttavia, si parla solo di richiami e vaghe assonanze ma mai di plagi: il sound creato da Ricardo è unico e convincente.
Non mi sento, tuttavia, di definire “The Tarot Of The Bohemians – Part II” come una pietra miliare: uno dei limiti del Dark Metal è proprio il fatto di fermarsi spesso sul “confine”, senza andare mai troppo oltre; come trovarsi verso la fine di un tunnel, col nero profondo da un lato e la luce dall’altro, in un limbo perenne che rende facile l’avvicinamento ma ardua la totale adorazione. Fatto sta che comunque si tratta di un album validissimo, una bella novità in questa prima metà del 2026.
Voto: 7,5/10
Francesco “Grewon” Sarcinella















