Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?
R: Abbiamo voluto mettere insieme le nostre esperienze per proporre della musica un po’ diversa e innovativa, pur restando in ambito rock-metal.
Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?
R: La band nasce nel febbraio 2019 su idea del chitarrista e amico in comune Francesco Brunello, con l’intento di avviare un progetto di musica propria. Abbiamo tutti alle spalle altre esperienze musicali, sempre in campo metal, si va dal thrash al metal più melodico. In particolare Luca, il cantante, ha militato per un certo periodo nei mitici “Dark Lord”.
Come è nato invece il nome della band?
R: Il nome della band deriva dal titolo della prima canzone che abbiamo composto insieme, “Obsession”.
Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?
R: Nei testi trattiamo spesso il tema della solitudine, non la solitudine “cercata” per poter avere un po’ di tempo per sé, ma quella “malata”, che fa male, che porta le persone ad odiarsi e a farsi la guerra. I testi per noi sono molto importanti, e avremmo voluto avere più tempo da dedicarci in maniera profonda, senza ridursi a scriverli durante la pausa pranzo in ufficio.
Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?
R: Come dicevamo prima, c’è stata la volontà di uscire per quanto possibile dai soliti schemi, pur non spingendoci verso soluzioni particolarmente azzardate, e crediamo che questo possa costituire motivo di interesse.
Come nasce un vostro pezzo?
R: Domanda interessante per la quale non c’è una risposta precisa. A volte nasce prima il riff di chitarra e poi la melodia, come nel caso di “Obsession”, oppure avviene il processo inverso, come per “Aurora”; per questo pezzo infatti prima è nata la melodia “in testa”, e successivamente abbiamo trovato gli accordi e gli arpeggi.
Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?
R: Probabilmente “Maybe you could understand me”, il brano tecnicamente più difficile e che ha richiesto molto impegno da parte nostra in fase compositiva.
Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?
R: Forse i “Black Sabbath”, ma si possono sentire molte influenze.
Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?
R: E’ tutto fermo per i motivi che sappiamo, però una cosa che vogliamo fare nell’immediato è pubblicare un full-length, con altre canzoni che già dovremmo registrare il prossimo mese.
E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?
R: Al momento no.
Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?
R: La scena musicale italiana è fin troppo statica, l’ascoltatore e fruitore medio italiano ha precisi canoni dai quali non intende allontanarsi minimamente, quando invece uno dei compiti della musica dovrebbe essere quello, almeno secondo noi, di portare in territori inesplorati, oltre a regalare emozioni. Di conseguenza chi vuole proporre musica un attimo diversa va incontro a molte difficoltà o è costretto ad emigrare all’estero.
Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?
R: E’ ancora presto per dirlo.
Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?
R: Nessuno di noi è un mostro di tecnica, e la musica che facciamo rispecchia le nostre capacità. Nelle prossime canzoni vorremmo spingerci un po’ più in là dal punto di vista armonico.
C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?
R: Non ci abbiamo mai pensato veramente!
Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?
R: Venite ai nostri concerti quando li faremo, sono sempre momenti di scambio ed arricchimento reciproci.
Maurizio Mazzarella















