La penisola italica è da sempre stata terreno fertile per quasi tutti i sottogeneri del metal: il numero (e la costanza) delle band nostrane non si è mai ridotto, anzi. Sfortunatamente, a differenza – ad esempio – della Scandinavia, in cui i dischi metal manca poco che si trovino in vendita nelle panetterie, in Italia il metal è sempre stato una categoria underground, un fuoco sotto la cenere che fatica a divampare, sebbene neppure si estingua. Per questo motivo, tendenzialmente assistiamo spesso alla nascita di band un po’ derivative, che vivono all’ombra del sound delle grandi formazioni di fama internazionale che hanno fatto loro da “mentori spirituali” in attesa che arrivi un margine di successo che consenta alle nuove band la sicurezza di imboccare sentieri inesplorati. Certamente, vi sono ovviamente eccezioni, come ad esempio i Death SS o i Rhapsody, ma bene o male la situazione è sempre stata questa, perlomeno fino ai tempi recenti: dal 2010 (circa) in poi il metal ha perso un po’ quell’aura di repulsione che trasmetteva ai benpensanti e ha potuto svilupparsi in maniera capillare e raggiungere sempre più ascoltatori, complici anche la condivisione digitale e le piattaforme in streaming (che io personalmente non amo).
I lombardi Heavensfall sono nati nei primi anni 2000, subito dopo l’era che molti considerano “d’oro” per il metal (a livello mondiale), ma hanno atteso il 2012 per la pubblicazione del loro disco di debutto, che ha riscontrato un discreto successo e un buon giudizio della critica. Dopo un EP di transizione nel 2017, solo nel 2026 il nuovo album ha potuto vedere la luce, denominato “Thorn”. Il genere di riferimento è l’heavy metal moderno, nudo e crudo, che non si lega alla tradizione britannica (Iron Maiden, Saxon, Judas Priest, ecc.) bensì guarda dritto all’America del thrash e dei riffoni poderosi alla Savatage, con qualche strizzata d’occhio al progressive come hanno fatto i Fates Warning. La band conosciuta internazionalmente che possiamo considerare più affine agli Heavensfall, tuttavia, sono i più moderni Nevermore, che ai sottogeneri sopracitati aggiungono una spolverata di groove metal e giusto un pizzico di sludge. Il lungo incipit alla recensione serviva da introduzione al contesto storico che ha portato alla fondazione della band e probabilmente al fatto che le prime produzioni sono avvenute un decennio dopo, quando il terreno italico per il metal stava diventando di nuovo fertile. Gli Heavensfall, infatti, mostrano chiaramente le loro influenze e affinità ma senza risultare derivativi, senza copiare nulla, ma scomponendo il tutto come fossero molecole di amminoacidi e ricomponendole fino a formare un disco validissimo e che sono certo saprà dire la sua e ritagliarsi il suo spazio nel panorama metal. Chi mi conosce sa: a me l’heavy metal non piace, e ancor meno il thrash metal; il mio giudizio verso “Thorn” sarà dunque puramente oggettivo e super partes. L’aspetto che più mi ha colpito di questo nuovo album è la produzione: finalmente un album che suona in maniera perfetta, con tutti gli strumenti livellati nel modo giusto. Indipendentemente dalla qualità del dispositivo audio che utilizziate, l’album si ascolta che è una meraviglia e nessuno strumento viene tenuto indietro; speciale menzione va tuttavia alla batteria, che picchia incessantemente sui denti (anche nelle power ballad del disco) e lo fa con una maestria davvero impressionante. Poco fa avevo citato i Nevermore come band più affine: ebbene, lo sono sia nei pregi che nei difetti. Proprio come la formazione americana, questo nuovo disco degli Heavensfall suona massiccio, profondo, ben studiato, convincente in ogni partitura; si avverte fin da subito che più lo si ascolta e più è capace di regalare qualcosa di nuovo; allo stesso modo, risulta essere un po’ troppo prolisso in diversi punti che magari avrebbero potuto essere un po’ più diretti e dritti al punto. Infine, proprio come quella di Warrel Dane, anche la voce di Dest è un po’ da “la si ama o la si odia”: non è esattamente di mio gradimento ma questo non toglie che rende bene nel genere di riferimento e che molti la potranno apprezzare ed elogiare come merita.
I miei complimenti dunque a questa formazione lombarda, a cui auguro di raccogliere il successo e i consensi che merita.
Voto: 7/10
Francesco “Grewon” Sarcinella
















