Neal Schon e’ un grande chitarrista e la sua produzione e’ ampia e variegata. Lui ha iniziato giovanissimo nei primi anni Settanta affiancando Carlos Santana come seconda chitarra nella formazione omonima. Poi ha fondato i Journey, una delle band piu’ importanti e seminali dell’hard rock melodico. Il suo stile fluido, magnetico e derivativo sia di Hendrix che di Santana (influenze rielaborate in uno stile personale e riconoscibile)costituisce un vero e proprio marchio di fabbrica. Questo nuovo Universe e’ un tassello che si aggiunge a una carriera ricchissima di gemme preziose. Si tratta di un album interamente strumentale in cui la sua chitarra ci accompagna in un lungo viaggio (quindici brani per settanta minuti di musica). Il tutto attraverso la sensibilita’ musicale dell’artista. Si tratta di composizioni originali miste ad alcune cover. La scelta di queste cover ci parla della dimensione trasversale di Neal Schon. I suoi Journey sono un esempio magistrale di come certo rock faccia parte di un patrimonio condiviso da tante persone di diversa estrazione musicale. Non a caso il nostro sceglie di reinterpretare brani di artisti che appartengono al grande libro della musica popolare senza etichette restrittive. Stiamo parlando di gente del calibro di Jimi Hendrix, Beatles, di Prince, degli stessi Journey e persino di Lucio Dalla. Una riprova di come esista una musica che trascende i generi, le appartenenze e i settorialismi per diventare cibo per l’anima di chiunque voglia ascoltare. Caruso di Lucio Dalla, un brano di per se poetico e struggente, fra le dita di Schon si trasforma in un’elegia elettrica. Jimi Hendrix, fonte di ispirazione primaria dell’artista da giovane, viene omaggiato due volte con brani tra i piu’ importanti del suo repertorio, Voodoo Child e Third Stone From The Sun. Il primo e’ un roccioso hard blues scolpito nella storia che viene trattato con fantasioso rispetto. Il secondo e’ un allucinato viaggio psichedelico al limite dell’irrazionale e ci conduce verso la liberta’ espressiva che ha reso Hendrix un’icona. Il tributo a Prince, altro simbolo di eclettica trasversalita’ artistica, si manifesta con i quasi nove minuti di Purple Rain. Questo pezzo gia’ nell’originale e’ una cornice ideale per chitarrismi intensi e struggenti. In questa versione fiume diventa un carosello di grandi emozioni a sei corde, con un finale prolungato e sorprendente. I Beatles vengono omaggiati con una versione sintetizzata di Hey Jude, che viene ripresa nel suo crescendo finale. La chitarra ovviamente ci abbraccia, ci avvolge e ci conquista. I Journey, creatura dello stesso Schon, vengono autocitati con la bellissima Lights, brano scritto per amore di San Francisco. Versione alquanto fedele all’originale con la chitarra che con naturalezza si fa voce rievocando Steve Perry. Le altre tracce del disco sono tutte belle e interessanti. Something In The Heart, The Eye Of God, What Has Become, Silent Voyage e I Believe sono tanti momenti di elegiaca melodia nei quali Neal Schon con le sue note ci accarezza in modo ipnotico e seduttivo. La title track The Universe e Be Happy sono piu’ incisive e rockeggianti. She’s For Real e’ piu’ jazzata e nervosa come anche Chrome Shuffle. In realta’ tutto il disco e’ pervaso da una certa atmosfera jazz fusion che riconduce a Jeff Beck e alla Mahavishnu Orchestra. Universe e’ un gran bel disco di uno splendido musicista che da cinque decenni ci regala cose che fanno bene all’anima.
Voto: 9/10
Silvio Ricci
















