Questo nuovo lavoro dei Cult of luna inizia subito in modo dissonante. Batterie marziali, chitarre e basso saturati per aggredire da subito l’ascoltatore, voce straziante e rabbiosa proveniente dal profondo che aumenta passo passo l’enfasi della rabbia sonora che ci accoglie e ci pervade per più di un’ora di musica.
Ma andiamo per gradi, i quasi ottanta minuti dell’album sono caratterizzati da otto capitoli molto lunghi ed articolati che non si fermano a stilemi “standard”. Vent’anni di carriera vorranno dire pure qualcosa, oltre al fatto di avere capacità di modificare certi modus operandi pur rimanendo fedeli al loro nome.
Ci troviamo quindi di fronte ad un disco atipico per gli standard della band di Umea, in primis perché non è un concept album ed in seconda battuta perché la componente sludge più marcata nei precedenti lavori ora lascia il posto a composizioni più atmosferiche e persino con sprazzi folk ed acustici.
Fare una recensione stringata, chiara ed allo stesso tempo non banale o prevedibile non è per nulla semplice con un lavoro come questo. Va però detto che fare una track by track di “A dawn of fear” sarebbe comunque limitativa e ricolma di pensieri personali che non aiuterebbero minimamente voi lettori nel comprendere che botta sonora è questo lavoro. Quello che posso dire a livello compositivo e di lavoro di mixer è che siamo di fronte ad un lavoro egregio, senza il minimo errore o la minima sbavatura. Tutto è strutturato per dare il pathos sofferto dalla band all’ascoltatore senza mezzi termini e rendendolo partecipe del dolore e del disagio profuso nelle liriche come nelle note.
Personalmente lo trovo un album praticamente perfetto, ogni singola traccia ha la sua dimensione nello spazio e nel tempo di “A dawn of fear”. L’unica pecca che si potrebbe ascrivere a questo lavoro è che non è per tutti. Va ammesso questo non è un album che chiunque potrebbe apprezzare sia nell’immediato che nel breve o medio termine, ma se si è nelle capacità mentali di apprezzare la totalità del messaggio e soprattutto la libertà mentale di approcciare un lavoro così, ci si troverà sicuramente ad ascoltarlo più e più volte.
Per concludere. A Dawn to Fear è un disco complesso, un album perversamente intimo, evocativo ed ispirato con composizioni ottime e qualitativamente parlando sopra a molti altri lavori del genere. Credo che questo potrà essere una pietra miliare del prossimo futuro.
VOTO: 9/10
Alessandro Schümperlin















