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DOEDSMAGHIRD – Omniverse Consciousness

DOEDSMAGHIRD – Omniverse Consciousness

Label: Peaceville

“Doedsmaghird” è il nuovo progetto di YusafParvez (Vicotnik) , mente dei Dødheimsgard e leader di lunga data della scena metal norvegese e dello stimato polistrumentista francese e chitarrista dei Dødheimsgard Camille Giradeau. Oggi i Doedsmaghird hanno condiviso i dettagli dell’album di debutto “Omniverse Consciousness”, in uscita l’11 ottobre per edito dall’etichetta “Peaceville”.
Un concetto di consapevolezza universale che trascende l’attuale esperienza individuale e collega i punti attraverso molteplici linee temporali e dimensioni. La coscienza è come un nodo all’interno di una vasta rete interconnessa, in cui la corrente di mezzo nera funge da condotto per lo scambio di informazioni.
All’interno di questa singolarità, ogni percorso conduce verso l’interno e il concetto di tempo cessa di esistere; passato e futuro convergono nell’enigmatico stato di coscienza dell’omniverso. Palpabile come un segreto sussurrato, presentiamo questa intersezione di esperienze e risultati. Simboleggiando il potenziale irraggiungibile che non è mai stato ma è presente. Un’emersione attraverso il conflitto e la sinergia che prende forma dalle entità originarie coinvolte. Una trasformazione e un’innovazione in cui due punti nel tempo si fondono in un punto centrale. Sulla scia della monumentale pubblicazione dell’opera magna dei Dødheimsgard del 2023, “Black Medium Current”, e dopo un periodo di ricerca di qualcosa ispirato al lavoro pionieristico dei venerati “Satanic Art” e “666 International”, Yusaf “Vicotnik” Parvez ha dato vita ai Doedsmaghird come una sorta di mondo parallelo e compagno malformato, infondendo alcune delle primordiali e tetre essenze di ciò che ha motivato quei classici del genere, raffinate e riflesse nell’era moderna sotto una nuova maschera con l’album di debutto “Omniverse Consciousness”. In contrasto con i Dødheimsgard dei giorni nostri, l’origine e il processo dei Doedsmaghird – piuttosto che un’attenzione forse più meticolosa e scrupolosa – sono stati guidati intenzionalmente dall’istinto senza pensare troppo; per dare carne a qualcosa di molto reale e onesto nel suo dispiegarsi caotico e spontaneo. Questo senso di urgenza quasi cruda è stato utilizzato per riflettere le esperienze più limitate in termini di tempo nelle sessioni di registrazione dei primi giorni di Vicotnik, che a loro volta richiedevano a volte performance al limite e una magia più “in-the-moment” e non replicabile.
L’album si apre con “Heart of Hell”: Buon brano, in questi 8 minuti l’ascoltatore viene subito rapito e spinto con forza nelle tematiche dell’album, buon uso dell’elettronica e la voce del cantante il un grrowl profondo e accogliente suscita a chi ascolta un senso di pace con se stesso. La parte centrale del brano fa immergere sempre di più l’ascoltatore in questo mix tra black ed elettronica, brano mai ripetitivo e nemmeno troppo pesante, ottima traccia di apertura, il sound moderno non annoia e la durata non è eccessiva per un brano del genere.
La traccia successiva è “Sparker inn en åpen dør”: L’apertura di questo brano, molto elettronico, sembra quasi tecno dance con sfumature di black, la parte parlata incuriosisce e spinge l’ascoltatore a continuare la riproduzione che si trasforma in un sound aggressivo, verso il finale il ritmo rallenta e sembra un preludio al brano successivo.
La terza traccia: “Then, to Darkness Return” è brano veloce diretto senza troppe variazioni di ritmo, rispetto al brano precedente questa traccia è una mitragliata di note molto veloci che sferzano la mente dell’ascoltatore il quale rimane come paralizzato da così tanta violenza musicale.
La quarta traccia “Endless Distance”: è una canzone di buon livello forse leggermente inferiore di qualità dalle altre, il ritmo e monto più basso e si fa spazio elettronica, il sound moderno si sposa bene con il cantato; è un brano da scoprire in tutte le sue sfaccettature.
Quinta traccia “Endeavour”: questa traccia e la più corta dell’intero album, ha una bellissima intro di pianoforte che fa rilassare l’ascoltatore, i cori, quasi celestiali, trasportano in un mood diverso, la voce, quasi pulita, del cantante rende il brano molto coinvolgente.
Sesta traccia “Death of Time”: dalle atmosfere quasi sacrali del brano precedente si ritorna al mood di violenza e velocità dell’inizio album, riff distorti e il growl fanno di nuovo piombare l’ascoltatore nella parte più maligna del lavoro, questo brano e uno “spaccaossa”, ma ha anche dei momenti di respiro dove ci sono dei rallentamenti per far riprendere fiato, brano veramente coinvolgente con dei passaggi ben scritti, gli strumenti si amalgamano perfettamente al brano e al testo, una pecca e forse la durata troppo elevata.
Settima traccia “Min tid er omme”: brano piatto con poco mordente forse uno dei brani peggiori dell’intero lavoro, brano noioso non coinvolgente, l’ascoltatore si annoia ad ascoltarlo dopo la traccia precedente, la durata, anche in questo caso, è leggermente troppo lunga, il sintetizzatore non aiuta, anzi, lo peggiora.
Ottava traccia “Adrift into Collapse”: brano di livello basso troppo elettronico almeno nell’intro, il sound può piacere hai più giovani, ma un pubblico più maturo lo può giudicare alquanto scialbo e noioso, questa traccia potrebbe essere usata in discoteca come brano alternativo, la parte black e quasi del tutto scomparsa, e a suo posto c’è un ritmo tecno puro e ballabile veramente un brano pessimo. Migliora leggermente dopo alcuni minuti, ma rimane comunque pessimo.
L’album si chiude con “Requiem Transiens”: un brano di chiusura molto coinvolgente con note di pianoforte di sottofondo decenti.
Considerazioni Finali: album molto complesso da ascoltare non è un album immediato, ci vogliono diversi ascolti per capire tutto il potenziale che ha. Ci sono, secondo me, due errori di base: il primo riguarda alcuni brani troppo lunghi; il secondo è la noia che suscita nella seconda parte della composizione. Mescolare il black con la musica elettronica è una pratica riservata a grandi artisti vissuti in grado di amalgamare piacevolmente due generi tato diversi ed opposti tra loro.
Comunque questo gruppo può avere buone possibilità di miglioramento e, come la fenice, risorgere dalle proprie ceneri.

Voto: 4/10

Daniele Blandino

 

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