“Meglio scrivere per se stessi e non avere pubblico, che scrivere per il pubblico e non avere se stessi”. Cyril Connolly
Un giorno quando questa pandemia passerà, la famosa “immunità di gregge” sarà ormai cosa compiuta, forse, le persone torneranno nei locali, le sale saranno nuovamente gremite…e i musicisti dal palco ritorneranno a vedere gli spettatori. La musica dal vivo sarà molto di più di un ritorno alla normalità…sarà il raggiungimento di uno stato per cui l’essere umano esiste. Una scena di un film degli anni ‘80 diceva che era impossibile pensare a un mondo senza musica…ed è impossibile averlo tantomeno senza musica dal vivo…questo perché nell’era della “piattaforma” (che di per sé da un’idea dell’isolazionismo a cui porta) siamo abituati a cliccare “play” e un algoritmo il più delle volte ci dice – non suggerisce – cosa dovremmo ascoltare. A questo sistema autodistruttivo di cancellazione del rapporto umano io non ci sto…perché Io Sono e non voglio ritrovarmi a non Essere…forse proprio a questo si riferisce il titolo del secondo album dei Watershape: You Are Not. Perché ho fatto questa piccola introduzione sulla musica live? Perché innanzitutto non vedo l’ora (come tanti appassionati di musica) di tornare sotto al palco e la seconda ragione è che i Watershape sono una band che ho conosciuto sentendoli dal vivo in quel di Carpi alcuni anni fa, di spalla ai blasonati Secret Sphere. Quella sera ero al locale non per una band specifica, ma per sentire della buona musica live e godermi una bella serata in compagnia. E devo dire che mi fecero davvero un’ottima impressione i Watershape, perché pur non essendo gli Shadow Gallery o i Threshold, questa giovane band aveva nel contesto della “solita serata all’insegna del rock-metal” una componente, soprattutto a livello di songwriting, con una forza esplorativa musicale che dava personalità alla proposta. Caratteristica che mi fa sempre apprezzare una band, i gruppi che oggigiorno “osano” sono pochi…o per paura di uscire da confini sicuri o perché più semplicemente non hanno il talento per oltrepassare tali confini. Tant’è che ascoltai il loro primo album Perception con una copertina che mi ricordava un certo stile Prog Rock a tema tra il Metafisico di DeChirico e il Surrealismo di Magritte (guarda caso quando entra in gioco il prog tutto prende un respiro più ampio e si vanno ad abbracciare altre correnti artistiche – piccola pubblicità del Prog per la quale Robert Fripp non mi darà un soldo, ma che è sempre bello dirlo…il Prog non è un genere musicale, bensì una forma di pensiero). I Watershape pubblicano You Are Not per la rinata Elevate Records (ricordo ancora quando presi il Change Direction dei DGM e il The Divine Commedy dei Black Jester pubblicati da Elevate…bei tempi…). Ma non perdiamoci nella nostalghia (per dirla alla Tarkovkij)…i Watershape nel tempo del covid scrivono e registrano questo secondo album concentrando le loro idee in 8 tracce (che bello avere 8 pezzi…numero che porta a fuoco l’attenzione dell’ascoltatore su 8 sviluppi musicali, senza i soliti riempitivi e pezzi radio-edit).
Davvero ottime l’opener Enough dove la band ci propone un sound Prog Metal di matrice Opeth-iana, interessante la prova del cantante Nicolò Cantele che a tratti mi ricorda alcune sperimentazioni alla John De Leo, belle in generale le melodie vocali e il songwriting che struttura tutto il brano in modo molto dinamico senza meccanicità. Notevoli pezzi come Mistery Man e In the Garden of Dreams and Grace, puro prog rock con innesti metal, con un’ottima apertura nei Refrain che mi ricorda i migliori Enchant o Vanden Plas, davvero due pezzi stupendi. Segue una parte centrale che perde un po’ di “presenza”, l’accoppiata formata da Colors Rite e Endless Journey sono un abbastanza esplorative, ma non mantengono lo stesso livello compositivo dei primi tre brani citati. Molto interessante invece il duo finale formato da: Floating (in a Damp Air) dove una certa cura degli arrangiamenti ci porta a lidi puramente Prog Metal e alla bellissima finale Timanfaya, otto minuti e mezzo di quello a cui, secondo me, i Watershape aspirano di più…un’opera totale dove poter far confluire tutte le loro influenze e personalità.
Caratteristica che nel Prog è sinonimo di una raggiunta consapevolezza artistica, ma è anche un passo molto delicato per una giovane band…questo perché la sottile linea (rossa) tra l’Opera Prog e un puzzle di copia e incolla di vari generi e riff assemblati un po’ alla rinfusa, è sottilissima. Timanfaya riesce pienamente nel suo intento e per questo è un gran pezzo.
Unica nota negativa (purtroppo) è, a mio avviso, la produzione…non ho informazioni nel Press Promotion a riguardo, ma in generale il disco suona un po’ chiuso e con poca dinamica, e in un disco Prog nel 2021 la cura dei suoni e della produzione è fondamentale; You Are Not ha un ambiente sonoro generale un po’ “old style”, i suoni sono un po’ troppo “naturali” e non prodotti completamente…le canzoni si differenziano tra di loro per la bravura della band, che si contrappone a un certo suono “mono-dinamico” che tende a sminuire gli ottimi intrecci e arrangiamenti.
Forse una scelta di budget, i nostri sicuramente non hanno a disposizione i budget di band come Steven Wilson o i Porcupine Tree, ma se fosse invece una scelta voluta di tenere più grezzo il sound, io credo che nel 2021 sia un po’ superata quest’attitudine a cercare un’approccio così “old-school” nella ricerca dei suoni.
Produzione a parte, You Are Not è un ottimo album che contiene dei gran pezzi. In un’ottica “prog” e di crescita musicale lo vedo come una naturale evoluzione di Perceptions, ma è un disco di transizione per me, è con il prossimo album che i Watershape dovranno “amplificare” il loro stile, renderlo puramente personale, sviluppando l’ottimo songwriting che possiedono e investendo più risorse sulla produzione – scelta necessaria per i ragazzi sarà appoggiarsi a studi diversi di Ripresa, Mix e Master, portandosi a quel gradino in più che porterebbe la band a distinguersi. Li attendo al varco del terzo album e sento che non mi deluderanno. Nel mentre rimango in attesa di rivederli molto volentieri dal vivo, perché una band che convince sul palco è già ampiamente al di là della famosa “metà dell’opera”.
“La perfezione ha un grave difetto: ha la tendenza ad essere noiosa.” William Somerset Maugham
Voto: 7,5/10
John Sanchez
















