Fra le già numerose uscite di power metal melodico del 2026, anche i Fallen Sanctuary vogliono dire la loro: riuscirà questo nuovo disco, il secondo della formazione, a farsi strada in un panorama ormai saturo di produzioni? Lo scopriremo fra poco.
Innanzitutto, una doverosa introduzione ai Fallen Sanctuary: si tratta di un side‑project di due membri dei Serenity, l’austriaco Georg Neuhauser e l’italiano Marco Pastorino (impegnato anche nei Temperance), ai quali si aggiungono Dario Capacci (principalmente attivo nei Trick Or Treat) e Gabriele Gozzi (presente in numerosi progetti). Il nome della band prende spunto da uno degli album dei Serenity — Fallen Sanctuary — e chiarisce fin da subito la diretta associazione nel sound e nelle tematiche. Rispetto ai Serenity, però, si nota una riduzione delle componenti sinfoniche e “battagliere”, in favore di un power metal melodico più tradizionale, sebbene arricchito da gradite contaminazioni.
Il nuovo The Gathering of Dreams arriva a quattro anni di distanza dal precedente Terranova e conferma — come da tradizione Serenity — una cura notevole anche nell’artwork della copertina: le illustrazioni sono sempre suggestive e magnifiche, davvero da ammirare. Rispetto a Terranova, a livello sonoro percepisco un lieve appesantimento: il disco suona più power e richiama con forza il periodo d’oro del genere, a cavallo fra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000. Come già accennato, la presenza di due membri dei Serenity porta l’intero lavoro a risultare molto “Serenity”, un po’ come i dischi solisti di Alan Parsons sembrassero in tutto e per tutto album degli Alan Parsons Project, con la sola assenza di Eric Woolfson. In compenso, nei Fallen Sanctuary troviamo piacevoli richiami alle sonorità dei Rhapsody (soprattutto nelle prime tracce) e le accelerate tipiche degli Stratovarius. A tal proposito, la voce di Georg non ha certo l’estensione di Kotipelto, ma possiede un timbro più caldo ed espressivo, che non stanca mai l’ascoltatore.
L’intero album si lascia ascoltare con piacere e, una volta terminato, lascia quella graditissima sensazione di “mi sono perso qualcosa”: non offre tutto subito, in maniera palese e scontata, ma si rivela un po’ alla volta grazie alla cura degli arrangiamenti. Per coglierlo appieno sono necessari diversi ascolti, e questa non è una qualità comune nei dischi power. Certo, non me la sento di collocare The Gathering of Dreams nell’olimpo dei capolavori senza tempo, ma si tratta sicuramente di un buon lavoro, superbamente prodotto (nonostante sia indipendente) e capace di soddisfare i fan dei Serenity, dei Temperance e di questo tipo di sonorità.
Voto: 7/10
Francesco “Grewon” Sarcinella
















