Il passare del tempo per alcune band non è percettibile, perché il loro rinnovamento è continuo e , usando un luogo comune, la classe davvero non è acqua. E’ il caso dei britannici Uriah Heep.
“Chaos and colours” si presenta molto bene, grazie a una copertina moderna e con un’esplosione di colori che apparentemente mette allegria, anche se non è proprio questo il mood con il quale è stato concepito l’lp della band inglese.
“Save me tonight” è subito una bomba aor, un brano ad alto tasso energetico e melodico, dove si riconosce lo stile Uriah Heep, ma i cori e i controcanti stregano l’ascoltatore, facendolo di colpo diventare uno degli hit della storica band. Lo stesso Mick Box, che ne ha viste tante, si sbilancia dicendo che il pezzo in questione sarà incluso nella scaletta di ogni concerto. I due assoli di tastiera e chitarra sono veramente notevoli e questo si candida certamente fra i brani top di questo neonato 2023.
Nel testo emergono sentimenti contrastanti , elemento che, secondo sempre Mick Box e il bassista Dave Rimmer che hanno composto buona parte del lavoro, caratterizza i testi di “Chaos and Colours”, nati durante il lockdown. La disperazione di una situazione artistica e professionale compromessa dal covid , sia pure nella constatazione che la musica sia stata per molti un elemento di salvezza sono infatti alla base dei vari pezzi, di altissima qualità e al passo con i tempi.
“Silver Sunlight” rientra nei binari più classici della produzione di questa band giunta al 25° album, un hard rock dalle dinamiche settantiane, sia pure con tanta melodia, come il seguente “Hail the sunrise”.
Con “Age of changes” si torna a un aor retrò di straordinaria qualità, dove l’inconfondibile voce di Bernie Shaw trascina l’ascoltatore in sentieri forse non nuovissimi, ma declinati con una qualità eccezionale. Con lui Mick Box alla chitarra, Phil Lanzon tastiere , Russell Gilbrook alla batteria e Dave Rimmer al basso si dimostrano grandissimi musicisti, non solamente dotati di tecnica, ma di grande passione per la musica.
La chitarra trascina “Hurricane” con un riff molto ficcante e una sezione ritmica che ne scandisce alla grande le dinamiche, lasciando per una volta in secondo piano, fino al suo assolo, l’organo di Phil Lanzon, degno erede di Glen Hensley, che è assoluto protagonista dell’intera opera, che si colloca fra le migliori di quelle che ho ascoltato recentemente da questo monumento dell’hard rock.
C’è anche una ballata, “One nation, one sun” che vede Shaw duettare con un suadente pianoforte, per poi lasciare posto a un basso pulsante e uno sviluppo musicale non certo banale, con assolo di chitarra molto ben integrato nel senso logico del brano.
La tastiera torna a dominare in “Golden Light” ma con una forza che carica il brano di quello slancio emozionale che spesso non riusciamo a cogliere in opere analoghe e la sua evoluzione ci racconta dell’amore per il prog di questa band, che spesso ne ha manifestato le notevoli influenze.
Seppur attraverso il loro marchio di fabbrica, che li rende riconoscibili in ogni passaggio, non mancano idee e l’hard rock ancora venato dal prog di matrice settantiana è alla base di “You’ll never be alone”, che muta forma nel suo svilupparsi, essendo anche il brano più lungo del lotto.
Sulle stesse coordinate, con un hammond ben delineato che detta la linea musicale, arriva poi “Fly like an eagle” che è un altro brano di buona qualità. Le stesse tematiche, quelle della libertà e dell’assenza di vincoli come quelli del lockdown, sono espressi in “Freedom to be free”, che non presenta particolari rilievi pur non essendo certo un riempitivo, anche se forse i suoi 8 minuti sono eccessivi, sia pure in presenza di un assolo di basso nella parte finale che è certamente particolare.
Il disco si chiude con “Closer to your dream”, una specia di grido di battaglia per tutti i rockers per uscire da questa brutta situazione e guardare avanti con ottimismo, messaggio conclusivo di un disco che Uriah Heep dimostrano di avere sentito molto, a livello emotivo, per tutto quello che è accaduto ultimamente.
Chi pensa che questi gruppi che sono in pista da decenni siano ormai bolliti e debbano segnare il passo e lasciare spazio ai più giovani, ascolti “Chaos and colours” senza pregiudizi e si sorprenderà per la freschezza della proposta di Uriah Heep….
Voto: 8,5/10
Massimiliano Paluzzi
















