Nuovo lavoro per i Månegram uscito ad aprile 2022 con il titolo “Ynglingaättens Öde” (che tradotto suona così: il destino della casata/famiglia degli Ynglinga) e devo ammettere che come album folk-pagan è di altissimo livello, ma non c’era da aspettarsi nulla di differente dal combo svedese.
La combinata delle ritmiche cadenzate, quasi militari, con la miscelazione di tre tipi di canto differenti a sottolineare i momenti cardine è importante. Aggiungiamo a questa combinazione delle ritmiche molto cariche di pathos e dei fraseggi di livello altissimo non solo nei soli ma anche negli abbellimenti dei riff portanti di cui sopra.
Trovano spazio anche alcuni strumenti classici e delle orchestrazioni di alto livello che aumentano il valore, ed il peso specifico, dei brani.
Che dire della produzione?! Che è ottima, a dimostrazione che si può fare materiale estremo senza perdere di qualità e di capacità sonora. Nulla lasciato al caso, tutto equilibrato in modo ottimale e con una cura quasi maniacale della post produzione.
Questo poi viene ancor più arricchito e reso corposo per il tema trattato; “Ynglingaättens Öde” prende a piene mani da un poema antico scaldico intitolato per l’appunto: ‘Ynglingatal’ che racconta del casato degli Ynglingar e dei regnanti scandinavi usciti da quel casato.
Aggiungiamoci poi che questo album ha delle guest importanti e nella fattispecie: Jonne Järvelä (Korpiklaani), Robse Dahn (Equilibrium) e Pär Hulkoff (Raubtier/Hulkoff); ci vanno aggiunte anche le figlie di Grawsiö: una che sarà la cantante di un brano che menzionerò poi, mentre l’altra sarà la protagonista del video dello stesso singolo.
“En snara av guld” la traccia con la figlia di Grawsiö alla voce e nel video sarà la sorella a interpretare Skjalv eroina della canzone(come preannunciato poco sopra), “Stridsgalten” che trova al suo interno le guests di cui sopra, “Ulvhjärtat” che ricorda se vogliamo gli Ulver degli inizi con la combinata di folk e di black metal; per altro questo brano verrà poi riproposto dalla band a fine album con il testo in inglese e col titolo “The wolfheart”(ovviamente) e proposto con un video di forte impatto visivo.
Va detto che la versione in inglese però, perde parte della magia rabbiosa del cantato in svedese; ma resta una botta emozionale altissima. Trova anche “Vitta véttr” spazio tra le mie preferite; ultima menzione per la opener da oltre dieci minuti di musica “Freyrs blod”.
Album corposo, emozionale e pensato in modo ottimale; prodotto e proposto in modo sublime. Senza se e senza ma; e come spesso accade chi ha esperienza e la fa fruttare presenta sempre album di altissimo livello. Album che riesce a farsi riascoltare “spesso e volentieri” in modo assolutamente trascinante; indipendentemente dal fatto che possa o non possa piacere il folk ed il pagan questo è un lavoro che va sopra, e parecchio, a tante produzioni sia per qualità che per concept.
Consigliatissimo.
Voto: 9/10
Alessandro Schümperlin
















