Una settimana dopo Kiko Loureiro, il Santomato Live ci delizia con un altro ospite di notevole “spessore” artistico, alias Roberto Tiranti (Labyrinth, Wonderworld) che viene accompagnato per l’occasione da Claudio Cinquegrana alla chitarra e Lorenzo Ottonello alla batteria, a formare il magico trio denominato “Los Abelinados” (“Gli abelinati”).
La scaletta della serata e’ maggiormente incentrata su brani dei Police, band che a me non ha mai fatto particolarmente impazzire, ma questi brani, cantati in maniera sublime da un CANTANTE (volutamente maiuscolo) cosi’, beh che dire…acquistano quel qualcosa in piu’ che me li rendono ascoltabili (e godibili) rispetto alle versioni originali.
Roberto Tiranti e’ uno di quei cantanti (uno dei pochi) capaci di trasformare in oro qualsiasi cosa che tocchi (canti), una sorta di Re Mida della musica a 360°; se poi consideriamo il fatto che oltre a cantare si e’ anche occupato di suonare le parti di basso, allora rende l’idea di quanto lui abbia padronanza del suo strumento “vocale”.
La serata si apre con il brano degli Alan Parson Project “Eye in the sky”, magistralmente interpretato dal trio, con un Tiranti davvero sugli scudi (che interpretazione la sua !); a seguire le stupende “Can’t find my way home” dei Blind Faith (piu’ famosa per essere stata cantata negli anni 90′ dagli House of Lords) e “Driven to tears” (la prima del lotto dei Police).
Non poteva mancare il classico brano dei Queen “Somebody to love”, con cui Roberto aveva partecipato alla trasmissione “I Raccomandati” insieme ai Ricchi e Poveri, altra prestazione canora da incorniciare.
Tra gli altri brani dei Police, troviamo la hit “Message in a bottle” e”Roxanne”; dopo tanta attesa ecco il turno (tanto agognato) di un brano dei Deep Purple, “Child in time”: solo questa interpretazione vale il prezzo del biglietto !
Una performance vocale che dimostra ancora una volta perche’ Tiranti sia il numero 1 in Italia (e non solo), prestazione che farebbe andare in depressione anche Ian Gillan se avesse la possibilita’ di sentirla.
Vale la pena ricordare che Roberto non e’ piu’ un ragazzino, si avvicina alla soglia dei 50 ma la sua voce e’ sempre brillante e potente come un tempo.
Non potevano mancare all’appello canzoni come “Purple Rain” (Prince) e “Stayin’ Alive” dei Bee Gees, ma la vera ciliegina sulla torta e’ “Smoke on the water”, qui riarrangiata in chiave blues (nella parte iniziale).
Unico appunto (per i miei gusti musicali), avrei privilegiato maggiormente nella scaletta brani dei Deep Purple rispetto a quelli dei Police, ad esempio mi sarebbe piaciuto poter sentire una “Perfect Strangers” o una “Highway star”, ma tutto non si puo’ avere, quindi va benissimo cosi ! :).
Stefano Gazzola






















