Per poter recensire correttamente il nuovo album del progetto solista di Marco Garau (ex tastierista storico dei Derdian), devo prima chiarire un piccolo background della mia formazione metal. Nei primissimi anni 2000 ero praticamente fissato con i Rhapsody: erano i miei ascolti più frequenti. Con il passare degli anni si sono aggiunte altre band e altri sottogeneri, ma mi sentivo comunque legatissimo alla band triestina e a quel tipo di sonorità.
Così, quando verso la fine di quel decennio venni contattato su MySpace (sì, bei tempi andati) da una band italiana di nome Derdian, non potei fare a meno di innamorarmi dei loro dischi. Di palese ispirazione rhapsodiana, i Derdian proponevano un power metal meno carico di cori e sinfonie e più propriamente power. Marco Garau, protagonista del disco di oggi, era appunto il loro tastierista, ruolo che ha ricoperto per molti anni. Ho sempre apprezzato il suo modo di suonare: veloce, studiato, mai relegato al semplice background, ma parte attiva e centrale nella costruzione delle melodie. Era positivamente aggressivo, presente, riconoscibile. Quando ci sentivamo (ai tempi) sui social, lo chiamavo scherzosamente “il Jens Johansson italico”, per sottolineare il suo stile futuristico e barocco allo stesso tempo proprio come il tastierista degli Stratovarius.
Ammetto di aver poi perso un po’ di interesse nel power metal sinfonico e la chiusura di MySpace mi ha fatto perdere i contatti con i membri dei Derdian… almeno fino a poco tempo fa, quando li ho ritrovati su Instagram e Bandcamp. Proprio Bandcamp mi ha aggiornato sul percorso musicale di Marco Garau: dopo essersi separato dai Derdian (per motivi che non conosco), ha pubblicato prima un disco solista di solo pianoforte, e poi ha fondato un progetto chiamato Marco Garau’s Magic Opera. Il nome non trae in inganno: se avete pensato a concept album epici e fantasy, con collaborazioni di artisti già impegnati in altre band, siete sulla strada giusta. E so che molti di voi hanno pensato ad Avantasia, Fairyland, Ayreon — confermo che il progetto di Garau è accostabile proprio a queste formazioni.
Il nuovo album, il terzo della band, si intitola The Final Flight e verrà pubblicato in maniera indipendente dopo l’estate. A livello di songwriting, è interessante notare quanto lo strumento principale del mastermind influenzi poi tutto il resto anche quando sono dei polistrumentisti. Mi spiego: gli Avantasia nascono dalla mente di Tobias Sammet, che è principalmente un cantante; le canzoni sono quindi memorabili soprattutto per le linee vocali, i cori, i tecnicismi con la voce. Gli Ayreon, creati da Arjen Lucassen (chitarrista), puntano invece su riffing, assoli, fraseggi, e in generale mettono la chitarra al centro. Marco Garau, essendo un tastierista, costruisce album che puntano massicciamente sulle melodie di tastiera e le orchestrazioni, proprio come faceva il compianto Philippe Giordana nei Fairyland. Per chi non conoscesse i Marco Garau’s Magic Opera, sappia che i Fairyland sono la band che più si avvicina. Tuttavia mentre i Fairyland spesso appesantiscono il tiro con cori epici e un uso molto marcato degli archi, i Magic Opera puntano su una maggiore semplicità — e attenzione, è una scelta assolutamente positiva: significa che dal vivo puoi permetterti di suonare liberamente, improvvisare sugli assoli e sugli arrangiamenti, senza dipendere da basi pre-registrate.
Okay, capisco di essermi dilungato: The Final Flight è bello oppure no?
Sì, è bello — molto bello — ma con una riserva. Nel suo genere è ottimamente ideato, studiato e magistralmente eseguito. Nonostante sia un album indipendente, a livello di produzione non sfigura minimamente accanto ai nomi altisonanti. Le canzoni sono tutte molto melodiche e orecchiabili, ma mai scontate. Il disco si lascia ascoltare dall’inizio alla fine con pochissimi cali di interesse. Davvero un’ottima prova: sebbene avessi apprezzato anche i precedenti due album dei Marco Garau’s Magic Opera, credo che questo nuovo sia il migliore dei tre in termini di completezza e capacità di mantenere viva l’attenzione dell’ascoltatore.
La “riserva” riguarda il genere e il periodo storico: fosse uscito 25-30 anni fa, sono sicuro che The Final Flight avrebbe colpito critica e pubblico. Oggi, però, il mercato del power metal sinfonico è saturo e inflazionato: è già stato detto tutto, e sebbene l’album sia piacevolissimo, non ci sono episodi di sorpresa o stupore tali da far gridare al miracolo. Ed è un peccato, perché significa che un buon prodotto viene penalizzato dal contesto, senza alcuna colpa da parte degli autori.
In ogni caso, faccio i miei complimenti a Marco Garau e ai musicisti che lo accompagnano (menzione speciale per il batterista Salvatore Giordano, compagno storico di Marco anche nei Derdian) per aver realizzato un lavoro davvero meticoloso e gradevole all’ascolto.
Voto: 7,5/10
Francesco “Grewon” Sarcinella
















