Provenienti da Kiev i Thy Despair escono con questo “The song of desolation” che è il loro debutto ed è un mix piuttosto strano di power con voce femminile con annessa voce roca, che a quanto pare sta prendendo piede in questo periodo, misto a delle sonorità molto Dimmu Borgir specie nelle tastiere ed in alcuni passaggi vocali maschili. Nel senso che la voce maschile non usa scream come “base” ma un growls che a volte sfocia in situazioni quasi scream; ma andiamo per gradi.
La band nasce nel 2006, e come spesso accade, vi sono cambi di formazione fino ad arrivare a questo album. Dopo il loro primo EP uscito ben 12 anni dopo la loro nascita dal titolo “Вільний” e nella versione inglese “The Free One”.
Va detto che le tre tracce del loro primo EP tradotte in inglese sono all’interno dell’album che stiamo valutando.
La musica proposta sembra uscita dalla metà degli anni ’90, di base le strutture sono parecchio simili a quelle band symphonic black metal proprio di fine anni ’90, in primis si sentono parecchi stacchi molto Dimmu Borgir e in secundis certi arrangiamenti power.
La produzione non è male, escludendo certe scelte troppo datate, notevole la parte ritmica che è mostruosamente precisa, il basso fa un’azione di collegamento con la batteria e con la parte di basse che mancano alle chitarre. Le chitarre sono piuttosto carine, ma mancano a tratti di “muro del suono”. Forse è la scelta del mix in cui la voce di lei, Elin, è così avanti rispetto al resto che parzialmente in ginocchio il resto, o per meglio dire, mettendo in palese secondo piano.
Inoltre, i suoi acuti specie nelle parti simil lirico risultano leggermente fastidiose e dispiace perché la sua voce, quando usata nel suo registro “normale” è molto interessante.
Purtroppo trovo in tutto l’album degli spunti interessanti, ma si perdono in più punti; come band puntano a delle scelte che sfociano nel “già sentito”. La cosa dispiace doppiamente dato che avendoci impiegato così tanto tempo per fare il loro esordio, dalla loro nascita, e se lo sono parzialmente bruciato con delle scelte che li hanno penalizzati.
“Falling star”, “The song of desolation”, “Fear and despair”, “War” e “Ghost rider” sono le tracce che sia nel bene che nel male danno la dimensione di quanto si è detto fino ad ora.
Concludendo, La band è da sufficienza ma spiace dire solo “sufficiente” perché le potenzialità c’erano e ci sono, ma sfociando nelle strutture compositive già sentite e non cercando minimamente di andare oltre neppure con gli arrangiamenti e le scelte di post produzione. Speriamo nel prossimo futuro
Voto: 6/10
Alessandro Schümperlin















