I GOD The Barbarian Horde sono uno dei tanti gruppi folk metal che arrivano direttamente dall’est Europa, Romania per la precisione. La cosa particolare è che il corpo centrale della band è in giro dal 1993. Dal 1994 al 2006 fecero uscire tre demo che di folk non avevano nulla. Dopo uno stop di quasi otto anni la band si ripropone con un nuovo EP “Zal Mox”. Due anni fa “Sulfetul Neamului” ed ora grazie a Earth and sky production esce questo “Forefathers”.
La cosa particolare è che questo album ha dieci anni, come data di prima composizione, ma registrate nuovamente nel 2019 in Germania e proposto come lavoro a cavallo tra la fine dello scorso anno ed i primi giorni del 2020.
I GOD offrono tutto quello che i fan del folk metal amano: flauti e fisarmoniche, in forma di tastiere, ritmi sincopati per saltare e ballare. Ma la band ha la capacità di cambiare repentinamente tempo e melodia rendendo parecchio inaspettato quello che la band propone, fino a fine traccia cosa aspettarti dalla prossima.
Altra cosa interessante, i titoli sono in rumeno, mettendo tra parentesi la traduzione in inglese, escludendo la cover a fine lavoro che è la cover di “Alma Mater” dei Moonspell che viene riproposta con un arrangiamento particolare con l’aggiunta di flauti e fisarmonica.
Alcune soluzioni sonore sono leggermente datate, ma il complessivo non è male anzi. La capacità della band di poter riorganizzare certi meccanismi tipici del folk metal di qualche anno fa con un occhio a quello che è l’attuale metodologia di post produzione porta l’album ad oggi senza intoppi. Forse alcune scelte di cambi di tempo così soventi e repentini possono dare una certa dose destabilizzante.
Parlando di brani interessanti direi: “Străbunii (The Forefathers)”, “Triburile Înfioratorilor Codrii (Tribes Of The Frightening Forests)”, “Chemarea Strămoșilor (The Call Of Ancestors)” ed i suoi undici minuti e “Licoarea Zeilor (Ayle, Nectar Of The Gods)”. Menzione speciale per la sopracitata cover di “Alma Mater” perché l’arrangiamento è molto interessante e pur restando, nel complessivo, fedele all’originale gli arrangiamenti fatti sia vocalmente che con gli strumenti folk e tradizionali ottiene una nuova veste.
Concludendo direi che l’album è interessante, magari i cambi così repentini e continui nelle canzoni possono risultare per alcuni croce e delizia, ma diciamo che il complessivo dell’album è quello che ti porta a saltare e a ballare, pur non conoscendo il Rumeno.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















