Non è una novità. E neppure una sorpresa. Nonostante il pessimo periodo che l’intera umanità sta passando a causa del maledetto bacillo, una delle menti e delle chitarre più creative della scena Metal della nostra penisola, continua la sua ascesa creativa, con un album che soprattutto dato il periodo difficile suona come particolarmente bello ed ispirato. Mario “The Black” Di Donato risponde quindi al fuoco (sacro?) delle nostre domande, esplicandoci ancora una volta quali sono i suoi intenti artistici. Ne esce fuori una intervista ancora una volta illuminante e piena di interessanti spunti. A voi il responso del tranquillo ma interessante colloquio con il grande Mario.
Buongiorno Mario. Bentornato sulle pagine telematiche di GiornaleMetal.it. Puoi parlarci più compiutamente del tuo nuovo album, “Ars Metal Mentis”? Svelaci qualcosa sul periodo di lavorazione dell’album e sulle composizioni.
E’ stato abbastanza complicato per me scrivere “Ars Metal Mentis” perché volevo con questo undicesimo lavoro di The Black riassumere in un solo album tutte le sensazioni e le particolarità effettive del sound partendo da “Reliquiarum” (1989) e arrivando alle ultime sonorità, senza comunque alterare il suono, il concetto e le tematiche che hanno dato corpo al personale sound dell’Ars Metal Mentis, da considerare ormai come un nuovo “ramo” dell’Heavy Metal internazionale. Questo album della “Memoria” fa un omaggio al mio Abruzzo con “Francesco Paolo Tosti” (musicista ortonense del 1800 noto a livello internazionale), un omaggio al mio paese natìo, l’amato Pescosansonesco con “Castrum Pesculum” e “Lupi Fortes”, un augurio di completa rinascita alla città dell’Aquila con “Immota Manet” e un grande elogio al Sommo Poeta Dante Alighieri con “Cerbero” e al Boccaccio con “Decameron”; poi un’autocelebrazione a me stesso con “Marius Donati” e “Ars Metal Mentis”; poi “Museum” dedicato a tutti gli artisti del presente e del passato che hanno onorato l’Italia; poi “Mala Tempora” che vuole ricordare i tempi negativi che da anni si abbattono in tutto il mondo tra guerre, fame, soprusi e malattie. Per la registrazione negli studi della Bess Records devo dire che il tutto è stato molto facile: i The Black avevano suonato tutti i dieci brani dell’album in almeno sei concerti molto importanti e questo ha reso la realizzazione del disco senza nessuna difficoltà e incertezza. Lo Studio Bess fortunatamente aveva fatto importanti cambiamenti di notevole professionalità della strumentazione e questo ha contribuito ad avere sicuramente una produzione ottimale. Devo aggiungere che il suono di chitarra così distorto e nello stesso tempo “dolce” l’ho ottenuto collegando la chitarra a un amplificatore valvolare Fender del 1985, esattamente il modello Tween. Poi l’altra novità è stata quella di usare la mia voce al naturale, non come nei passati lavori dove molti effetti cambiavano almeno al 50% il tutto.
Ho notato che il titolo è l’esatta definizione del tuo genere musicale. L’auto-nominato genere Ars et Metal Mentis. Pensi che quest’album possa esser considerato una sorta di “bandiera musicale” definitiva del tuo stile compositivo e strumentale?
Sicuramente come accennavo prima “Ars Metal Mentis” è la bandiera musicale italiana, una costruzione di canzoni che mettono a fuoco uno stile unico e personale proposto da circa 33 anni, con il solo scopo di creare una musica che raccoglie influenze dalla nostra penisola con le sue forme tradizionali e popolari, le sue leggende, la sua lunga storia e il suo immenso patrimonio artistico che il mondo ci invidia. Non a caso in passato The Black ha pubblicato album che testimoniano questo:
– 1990: “Infernus Paradisus Et Purgatorium” (LP Minotauro Records), dedicato a Dante Alighieri e alla “Divina Commedia”;
– 1993: “Abbatia Scl. Clementis” (CD Minotauro Records), dedicato alla famosa Abbazia abruzzese del IX secolo nel territorio di Castiglione e Casauria;
– 2004: “Capistrani Pugnator” (LP-CD Black Widow Records), dedicato alla famosa statua di guerriero del VI sec. rinvenuta a Capestrano in Abruzzo;
– 2010: “Gorgoni” (LP-CD Black Widow Records), dedicato alle tre Gorgoni: Medusa, Euriale e Steno (Cultura Greca).
Inutile dire che The Black non cambierà mai direzione e l’Arte e i suoi scuri saranno sempre la formula essenziale per “l’Arte e il Metallo dell’Anima”.
La copertina è, come sempre, bellissima. Tipicamente ricalcata sul tuo stile pittorico. Ci sono anche immagini parecchio forti, in continuo equilibrio tra santità e dannazione eterna. Nonostante l’interpretazione dell’Arte figurativa venga considerata spesso da taluni appannaggio di chi fruisce l’opera (oltre che di chi la crea), puoi svelarci un po’ di concetti che hai voluto rappresentare con questa illustrazione, anche in connessione con i brani (e soprattutto i testi) contenuti sull’album?
Questo mio olio su tela dal titolo “XXI Secolo” vuole denunciare tutti i mali di questa nostra esistenza, che in molti casi il potere può occultare o addirittura far sparire qualunque prova esistente su abusi, corruzione, eccidi e violenze sessuali di ogni tipo. Si notano in primo piano strani personaggi ecclesiastici e figure inquietanti che aprono un sipario straziante ed enigmatico dove il bene si confonde col male, e il sacro con i falsi idoli che fanno parte ormai del nostro vivere quotidiano. In fondo il quadro alla fine nasconde una desolata e grande religiosità, che prova a riequilibrare il meccanismo delle menti umane. Dice in parte il testo di “Lupi Fortes”: “Tu a tante persone, dai perenne speranza, a coloro che ti temono come era in principio, dagli… luce e splendore”.
Una domanda sul tuo borgo di origine, Pescosansonesco. Che tanto ti ha dato e a cui tanto tu hai dato a livello artistico. Com’è laggiù attualmente la situazione a livello culturale, ma anche spirituale? Ci sono manifestazioni artistiche? Si ha modo di valutare il patrimonio culturale immenso di questo antico borgo?
Purtroppo amico carissimo, come in altri casi, per la pandemia anche il mio caro Pesco si è fermato. Io stesso, che risiedo a Pescara ma ho una casa a Pescosansonesco, non rivedo il mio borgo arroccato su una roccia, e le mie amate montagne, da molti mesi. Come tu dici devo molto al mio paese natìo che sa di santità, infatti qui è nato il 31 aprile del 1817 San Nunzio Sulprizio a cui io stesso ho dedicato 45 opere esposte da circa 20 anni nel santuario pescolano, perché ho sempre creduto che tutta l’ispirazione artistica musicale/pittorica la devo alla mia terra natìa. Dal 2001 sono direttore artistico del premio di pittura dedicato a Nunzio Sulprizio, interrotto nel 2020 per il coronavirus. Pesco mi ha onorato alcuni anni fa assegnandomi la medaglia d’oro come personaggio illustre del paese. Che dire, spero solo che tutto questo casino causato dal Covid-19 finisca e tutti noi potremo riassaporare quel che ci è più caro.
Voglio ricordare che nel mese di Marzo o Aprile uscirà il mio secondo libro di poesie dal titolo “Liriche”, dove sono presenti due poesie dedicate a Pescosansonesco.
Ho notato che, nonostante il Doom/Hard ’70s di matrice Black Sabbath venga considerato un genere “di nicchia”, tu riesci ancora oggi a trovare delle idee musicali parecchio accattivanti. Penso al riff di “Mala Tempora”, che mi è piaciuto parecchio. Credi che il genere musicale in esame riservi ancora parecchie sorprese, a livello compositivo?
Sì, deve riservare sempre tante sorprese, altrimenti anche per me sarebbe poco soddisfacente comporre con poca attenzione e non inventare sempre nuovi riff che rimarranno per sempre nelle orecchie dei fans. In tutti i lavori di The Black potrai trovare riff che ti piacciono, infatti è il mio studio più impegnativo, è quello che mi da il via per comporre i pezzi e poi svilupparli. A volte parlando col batterista Gianluca Bracciale alla fine ci ritroviamo a dire le stesse cose: “il prossimo lavoro di The Black deve essere diverso nei suoni, negli arrangiamenti, ma sempre coerente e vicino al nostro ‘Ars Metal Mentis'”.
Abbiamo anche un notissimo ospite, tra i solchi dell’album. Tony Pagliuca de Le Orme. Come lo hai conosciuto, e in che contesto hai deciso di reclutarlo per suonare con te? Intrattieni rapporti di amicizia e collaborazione con altri musicisti della nostra blasonata scena Prog degli anni ’70?
Con Tony ci siamo rivisti anni fa a Pescosansonesco e per alcuni giorni ci siamo frequentati e rafforzata la reciproca stima. Ho sempre ammirato Tony Pagliuca, negli anni settanta quando veniva a suonare con Le Orme a Pescara e dintorni, non mi perdevo un solo concerto. “Praesagium” e “Aeternum” sono due magnifici pezzi che impreziosiscono il nostro “Ars Metal Mentis” perché Pagliuca rappresenterà per l’Italia, e per sempre, un grande iniziatore e indiscusso capostipite del Progressive italiano. Tony mi ha donato anni fa un suo disegno per il mio progetto sugli “Artisti-Musicisti-Rock” che già comprende più di 70 opere, compresa anche quella dell’amico Claudio Simonetti (!!! Ndr) e il grande Pino Ballarini del Rovescio Della Medaglia… presto ci saranno altre mostre che si aggiungeranno alle prime cinque.
Potremo rivedere i The Black dal vivo? Quanto ti ha influenzato la stramaledetta situazione Covid/Lockdown?
Certo, questo invisibile e bastardo Covid sta già tentando di tagliare a tutti noi le gambe, e ridurci tutti come carcerati innocenti. L’Italia e tutto il mondo soffre di questi continui lockdown, ma spero che tutto ciò un giorno possa finire e allora, come tanti altri musicisti, i The Black torneranno a suonare dal vivo e tutto sarà più bello ed emozionante, come lo sono stati i primi concerti della mia lunga carriera nel Rock e nell’Heavy Metal.
L’intervista volge al termine. Voglio ringraziarti tantissimo per questa bella ed illuminante chiacchierata. Puoi salutare/ringraziare in conclusione chiunque tu voglia.
Un saluto grandissimo a tutti i nostri amici vicini e lontani. OREMUS!
Mario “The Black” Di Donato
Intervista raccolta da Alessio Secondini Morelli















