“Revel in time” e’ il terzo album per gli Star one di Arjen Anthony Lucassen, disco che si discosta leggermente dai primi due, assomigliando maggiormente a quanto fatto negli ultimi Ayreon. Un passo indietro ? per me si.
La peculiarita’ degli Star one era quella di suonare “piu’ metal” e meno prog rispetto agli Ayreon, attualmente tale linea di confine si e’ ridotta notevolmente; vuoi perche’ gli stessi Ayreon suonano piu’ duri, vuoi perche’ gli Star one si sono “ammorbiditi nel sound”.
Inoltre i dischi degli Star one erano caratterizzati dalla presenza dei due singer solisti, Russell Allen e Damian Wilson, ai quali si aggiungeva il terzo singer Dan Swano e le sorelle Jansen ai cori.
Con “Revel in time” si azzera questo concetto e ci si affida ad una molteplicita’ di cantanti che viene “raddoppiata”, nel senso che e’ presente un secondo disco che contiene gli stessi brani presenti nel primo cd, ma interpretati da singer differenti.
Sinceramente non ho apprezzato molto questa scelta, avrei preferito la continuita’, anche perche’ ritengo Russell Allen uno dei migliori cantanti metal in circolazione e il fatto di vederlo cantare solo nel brano “28 Days (Till the end of time) ” grida vendetta !
Quindi, la soluzione ideale (per me) sarebbe stata quella di affidare le parti cantate del disco 1 a Russell Allen e Damian Wilson, mentre il disco 2 ai vari Roy Khan, J.L.Turner, J.S.Soto ecc…Prendo atto di questa precisa volonta’ da parte di Arjen, anche se non fa altro che avvicinare ulteriormente il prodotto Star One a quello di Ayreon.
Dopo questo ampio preambolo, veniamo al contenuto di “Revel in Time”, dove non mancano composizioni di alta qualita’, partendo proprio dal brano cantato da Allen, “28 Days”: roccioso mid-tempo, uno dei brani piu’ convincenti del lotto.
Altro brano diretto, che a me piace molto (in quanto bello tirato, ma non propriamente originale) e’ l’opener “Fate of man”: up-tempo cantato da Brittney Slayes (nel secondo cd il brano viene interpretato da Marcela Bovio) e che vede la partecipazione di Michael Romeo nel pregevole solo di chitarra. Il brano e’ parecchio simile, specie nel pre-chorus, a “Rising Force” di Y.Malmsteen.
Tra i brani veramente degni di nota, troviamo poi “A hand on the Clock” interpretata magistralmente dalla migliore “female-singer” metal : Floor Jansen ! Marcela Bovio interpreta la versione alternativa presente nel secondo disco, ma la versione della Jansen ha decisamente una marcia in piu’.
Sommando i brani dei due dischi, la maggior parte degli stessi sono cantati da John Jaycee Cuijpers, nel tentativo di emulare (scimmiottare) Russell Allen. Tanto e’ vero che lo stesso Cuijpers e’ stato scelto da Lucassen per cantare i brani di Allen in sede live (negli ultimi tour con gli Ayreon): non era quindi meglio affidarsi “all’originale” rispetto che al clone ? anche perche’ lo stesso Russell non mi sembra impegnatissimo attualmente (a livello musicale).
Dopo aver aperto e chiuso la parentesi, arriviamo alla traccia conclusiva, forse la piu’ bella in assoluto (sicuramente la piu’ lunga con i suoi 9:46 di minutaggio), “Lost children of the universe” interpretata divinamente da Roy Khan (disco 1) e da Tony Martin (disco 2). Tra le due versioni, preferisco quella interpretata da Khan, anche grazie alla sua espressivita’ e teatralita’ vocale sulle note piu’ basse. In questo brano troviamo un “certo” chitarrista, un mostro sacro come Steve Vai, autore di un ottimo solo di chitarra, dove il suo marchio di fabbrica e’ bello che presente.
In conclusione, le mie valutazioni e le mie perplessita’ le ho gia’ esternate; un disco di pregevole fattura ma che non raggiunge il livello compositivo dei primi due album, in particolare di “Space metal” che per me resta inarrivabile.
Voto: 7,5/10
Stefano Gazzola















