Gli Snake bite whisky si propongono a noi con “Black candy” loro secondo album ed esce sotto Silptrick records, disponibile da circa un mese. L’album è stato registrato presso i Lush Studio’s a Redcliffe, Queensland, prodotto e mixato da Bernie Wedrat.
Strutturalmente questo lavoro contiene dieci tracce di hard rock con venature heavy e sleaze rock, anni fa lo si sarebbe definito praticamente glam rock o punk rock glam.
Questo lavoro segue il debutto dal titolo “This side of hell” e sinceramente, ho ascoltato alcune cose per farmi un’idea, è un’evoluzione logica ed un proseguo nel proporre e comporre un certo modo.
Notevole inoltre il fatto che con un cambio di lineup “in corsa” la band non si è data per vinta e questo lavoro ha al suo interno il nuovo batterista ed il nuovo chitarrista che hanno sostituito i due ex membri che abbandonarono la band nel 2019 appena prima di un tour inglese.
Musicalmente va detto che il loro modus operandi è senza mezzi termini, sporco e diretto come si addice alle band hard rock e sleazy punk.
Componimenti ben calibrati e pieni di energia, strutture conosciute ma che nel complesso possono ancora divertire; voce molto interessante e graffiante.
Basso che si sente bene, cosa non da poco; batteria interessante ma forse l’avrei gestita in modo differente per quello che riguarda i volumi e le code. Chitarre interessanti ma forse un pochino troppo “mediose” per i miei gusti (che di base non è un errore o un problema, ma sono una questione di gusto personale).
La produzione è sporca e polverosa quanto basta, per tenere il tutto in stile ma forse, pur rimanendo in seno ad un certo tipo di ruvidità, si sarebbe potuto ottenere un lavoro leggermente più curato. Per capirci riuscire a stare in equilibrio tra cura e rozzezza non è assolutamente semplice, va detto, la band nel complessivo comunque fa un lavoro dignitoso, molto old style, ma dignitoso.
La opener “Thunderbird”, “Creep show”, “Dead by Dawn”, “Hammered” e “Choke” sono tracce che vi daranno il senso di quello che ho scritto fino a questo momento e sono per altro tracce che mi hanno colpito. Come sempre vi consiglio di dare un ascolto e decidere quali saranno i vostri pezzi preferiti.
A conclusione direi che questo è un lavoro “old fashoned”, sicuramente appassionato ed appassionante per chi apprezza il suono ruspante del combo australiano. Un album sincero, diretto e senza orpelli di sorta. Di certo ottimo per i nostalgici e gli appassionati della musica di fine anni ottanta e primi novanta del secolo scorso. La band ha ammesso palesemente, e persino nei fatti, che non ha interesse verso le “mode” odierne; vogliono fare quello che gli piace di più e nel modo che più gli aggrada. Onore a loro ed alla loro scelta di “campo”.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















