I Silverlane sono la classica band giovanile, che inizia a metà degli anni 90 nel garage di casa a Francoforte, per poi pubblicare un paio di dischi e abbandonare la musica per seguire lavoro “regolare” e neocostituite famiglie.
L’arrivo recente di un nuovo cantante,Tom Klossek, ha rivitalizzato i vecchi amici e dato nuova spinta ai Silverlane, che, sempre vicini alla casa discografica degli esordi, la Drakkar Entertainment, hanno cominciato a scrivere nuova musica e programmare eventi e concerti, dando vita a quello che di fatto è un 2.0, come loro stessi definiscono l’attuale fase musicale.
Da questo rilancio arriva il fresco “Inside Internal Infinity” che propone come base un power sinfonico di buona personalità, con diverse altre influenze, che rendono il disco interessante per la maggior parte dei suoi episodi.
E’ il pianoforte, usato in continuità, a dare un tocco piuttosto teatrale alle composizioni, che ricordano in certi passaggi la suggestione della musica dei Laccrimosa, come in “Live to die for”, dove la potenza del brano è contrappuntata dai tasti d’avorio.
“Fur Immer and ewig” vede la partecipazione della cantante Patty Gurdy, con un riff molto potente alla Rammstein per un brano molto coinvolgente.
Un coro di ragazzi, come fecero i Faith No More in “Be aggressive”, innerva il brano ambientalista “Scorched earth” dove la musica comunica la preoccupazione per l’inquinamento del nostro pianeta.
Echi di Nightwish per un puro power sinfonico sono evidenti in “Medusa”, brano che i teutonici hanno anche prodotto in un video che si trova sulla loro pagina web e non solo.
Il pianoforte torna protagonista nella ballata “Soul of tears” che mette in evidenza la capacità interpretativa di Klossek, mentre il power sinfonico è la cifra musicale della vivace “Hero in sunset club” che si avvale di buone percussioni per un ritmo molto accentuato.
Un assolo di rilievo, della chitarra solista di Uli Holzermer, caratterizza “Leviathan rising” , molto evocativa grazie appunto alla linea delle sei corde. Un riff molto trascinante è la base di “I universe”, che presenta un basso molto presente e tanto groove, per un brano meno sinfonico e più propriamente power classico. Una certa epicità è riscontrabile in “Blessed” , con il suo coro piuttosto orecchiabile, che inizia con enfatiche campane ma che poi si dipana in modo piuttosto allegro.
Un gruppo molto buono a livello esecutivo, che potrà ancora sviluppare la propria musica grazie a una composizione piuttosto varia, che potrà ulteriormente migliorare con la ripresa della piena attività e la partecipazione a concerti e raduni, dove la contaminazione musicale è assicurata.
Voto 7\10
Massimiliano Paluzzi















