I canadesi Red Cain dopo il primo EP omonimo autoprodotto nel 2016 hanno puntato ad un album uscito in autoproduzione nel 2019; quindi ristampato ora tramite sliptrick ed è “Kindred: Act I”.
La band ci propone una miscela funky di progressive metal e power metal, mescolato con un pochino di Heavy Rock con l’aggiunta di arrangiamenti alternative. Praticamente metti insieme Kamelot, Evergrey ed alla voce un mix tra Devin Townsend e Mike Patton. “Kindred: Act 1” non è male come album ma vi sono dei ma e delle perplessità.
Le composizioni nel complessivo sono molto interessanti, con diverse variazioni e con degli arrangiamenti particolari. Sono che alcune scelte di suoni, principalmente nei synth, mi lasciano perplesso. Suoni un pochino troppo “alternativi” al punto di sembrare pacchianotti. Alcune progressioni chitarristiche potevano esser gestite in modo meno prolisse.Il basso molto interessante e capace di proporre un ballo continuo tra batteria e chitarre dando veramente delle ottime vibrazioni. La batteria interessante, minimale e non invasiva. La voce non male, anzi piuttosto interessante e capace di andare sia su registri bassi che su alcuni particolarmente alti e arrivare a delle voci di testa piuttosto acute.
Forse avrei lasciato perdere alcuni arrangiamenti tipicamente power, che sono meno azzeccati rispetto alla complessità dei brani. La scelta di andare su lidi parecchio più ruvidi rispetto all’inizio dell’album direi che riesce in qualche modo a far decollare la proposta. ci sono all’interno dell’album Daniel Louden, Tyler Corbett e Kobra Paige (tutti artisti canadesi).
Non male sono “All is violence”, “Juliet”, “ZERO” da cui è tratto anche un video e “Wings of the crow”. Come sempre vi invito ad ascoltare il platter e valutate le vostre preferite
Per concludere, “Kindred: Act I” è un lavoro interessante, ma che è ancora un pelino acerbo. Consiglio di fare un paio di scelte di campo ed escludere le parti power per rendere più gritoso il loro lavoro.
Voto: 6.5/10
Alessandro Schümperlin















