Polaris band australiana che pur essendo in giro da parecchi anni ha un solo album prima di questo. Il resto sono due EP ed una manciata di singoli; si presentano anche loro in quella che è la scena del metalcore e di quello che altri definiscono post-hardcore. Con il pregresso lavoro si sono fatti vedere molto bene tanto da ricevere agli ARIA Music Awards la nomination come Best Rock Act e poco prima dell’uscita del nuovo album la partecipazione al Download Festival 2019 in Australia.
Strutturalmente questo nuovo album ha una decina di tracce per un totale di poco più di quaranta minuti, quindi potremmo dire una media interessante di minutaggio, che spaziano dal metalcore “vecchio” stile ad alcune variabili mica male comprensive di svasamenti prog e varianti più hardcore. Ottime le scelte di post produzione e di mixer, molto curata e devo dire interessante, pur rimanendo stretto nei canoni del genere e della tipologia di suono. Come ogni album metalcore stacchi e breakdown sono d’obligo, come d’obbligo la combo voce pulita e voce il scream e growls. A livello puramente tecnico non trovo alcun tipo di sbavatura, di errore o di imprecisione. Forse fin troppo curata, ma nell’era del digitale è quasi ovvio che una certa ruvidezza possa venire a mancare.
La traccia che ha dato il “la” a tutto questo è “Hypermania” che ha preannunciato l’album, poi troviamo “Masochist”, “Vagabond”, “Martyr” e la conclusiva “The Descent”sentirete quello che vi ho accennato poco sopra.
Come sempre vi invito a fare vostro l’album in modo da scegliere di vostro le vostre top songs.
La band dimostra di aver talento e di riuscire a bissare il buon lavoro fatto in precedenza, dieci brani scritti bene e con delle variabili interessanti, pur rimanendo in tema metalcore, e dando di fatto all’ascoltatore poco meno di quarantacinque minuti di rabbia “controllata” e ben calibrata aggiungerei.
Voto: 7,5/10
Alessandro Schümperlin















