I Passengers In Panic provenineti da Atene e fondati alla fine dello scorso, mescolano musica folk greca tradizionale e prog rock con heavy metal e debuttano ora tramite Sleaszy Rider. Ma andiamo oltre, andiamo all’album in quanto tale.
Il disco si apre con l’intro strumentale e se devo dire che a livello di emozionalità potrebbe dare qualche cosa nel complesso dei dieci brani si perde.
In primis perché estremamente differente da quello che, in tutto il lavoro, la band propone; in seconda battuta il fatto di mettere un attore che seppur bravo e famoso in Grecia (Dimitris Frangioglou), legge per poco più di un minuto un testo sotto ad effetti sonori di guerra e alcuni strumenti della band.
Il resto del lavoro è un continuo miscelare di generi e di proposte non sempre consuete e per il prog e per il folk.
La cosa interessante è il massicico lavoro da mixer che permette di poter assaporare al meglio ogni singolo strumento, ogni singolo vocalizzo ed ogni piccola sfumatura sia degli strumenti tipici greci che di quelli di una prog metal band con voce femminile.
Ottime le chitarre, i fiati (che posso ipotizzare gli Aulòs che sono i due flauti suonati in contemporanea visti in moltissimi vasi ed in altrettante statue specie se raffiguravano satiri; la fisarmonica, altro strumento che si percepisce in modo molto nitido, altri non mi sbilancio nel nominarli dato che potrei errare il nome anche se si sente saltuariamente uno strumento a corde che però e suonato con l’archetto e potrebbe essere una versione greca della nickelharpa); il basso e la batteria ben calibrati ma su quest’ultima avrei gradito un pochino più di spinta specie sulla cassa; ottimi anche gli strumenti percussivi aggiuntivi in alcuni brani, che però vivono lo stesso “cruccio” della cassa della batteria.
Le scelte di inserire qua e la a rinforzo le strumentazioni folk aiutano certamente a dare corpo alle scelte già complesse e valide della band; personalmente vi direi che brani quali “Undertaking”, “Tsampasin”, “No ghost at the feast” e “To stain” sono i brani che mi hanno parecchio colpito, ma anche le altre, escludendo l’intro, tracce hanno un loro perché.
Le scelte che attraversano tutti e dieci i capitoli di questo esordio non sono per nulla malaccio, anzi sono molto interessanti ed hanno delle fondamenta particolarmente solide, il prog rock e metal anni settanta ed ottanta dello scorso secolo, con il terzo pilastro del folk greco che arricchisce e non risulta invasivo. Di certo la loro versione ed il loro modo di vedere il prog è oltremodo intrigante. Vanno ascoltati
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin
















