Con Underheavens: Of Blood, Ghosts and Saltwater, Cristina Rombi, mente, cuore e voce dietro il progetto Of the Muses, prosegue il suo percorso artistico iniziato con Senhal. In questo nuovo capitolo, abbandona le atmosfere black metal romantiche del debutto per esplorare territori più personali e intimisti. Il risultato è un album stratificato e viscerale che fonde influenze provenienti da stoner rock, trip-hop, dream-pop, brit-pop e rock alternativo, dando vita a un suono che è tanto eclettico quanto coeso.
La struttura dell’album ruota attorno a un’esperienza profondamente autobiografica. I testi, scritti con sincerità disarmante, affrontano il dolore della perdita del padre della musicista durante l’epidemia di AIDS degli anni ’90, trattando tematiche come lutto, memoria, dipendenza e trasformazione. Le otto tracce si dispiegano come un viaggio emotivo, tra visioni oniriche e fantasmi interiori, in cui ogni elemento — dalle parole alla produzione — sembra concepito per immergere l’ascoltatore in uno spazio sonoro intimo e catartico.
Registrato presso gli Opus Magnum Studio di Bruxelles, l’album è stato prodotto da Déhà, che ha contribuito anche a batteria, pianoforte e chitarre aggiuntive. L’approccio alla produzione predilige arrangiamenti eterei e dilatati, con un uso evocativo di synth e tastiere. Le chitarre si mantengono in secondo piano, mentre le ritmiche sostengono i brani con discrezione, senza mai rubare la scena all’emotività vocale di Cristina.
Tra i brani più rappresentativi emergono “Pilgrimage”, “Phantom Limb” e soprattutto “The In-Between Was A Fever Dream”, dove si mescolano suggestioni darkwave e dream-pop in una struttura tanto fragile quanto potente. Meno impattante risulta invece “The Night”, che soffre di una certa ripetitività rispetto alle altre tracce.
L’artwork, curato da Tryfar, riflette perfettamente i toni spettrali e contemplativi dell’album, rafforzando l’unità estetica del progetto. Sul piano editoriale, Underheavens verrà distribuito in edizioni da collezione, tra cui vinili colorati, digipak, cassetta e un bundle speciale con poster autografato.
Nel complesso, questo secondo lavoro conferma la crescita artistica di Cristina Rombi, capace di trasformare esperienze traumatiche in arte attraverso un linguaggio sonoro che parla direttamente all’anima. Pur richiedendo più ascolti per essere pienamente assimilato, l’album premia chi sa ascoltare con attenzione e cuore aperto.
Consigliato a chi ama artisti come Emma Ruth Rundle, The Gathering, Garbage e Lush — e a chi cerca musica che vada oltre il genere, parlando di umanità, memoria e rinascita.
Voto Finale: 8/10
Daniele Blandino
















