E Al Jourgensen è tornato; i Ministry sono tornati e non ci sono vie di scampo per nessuno.
Per i pochi che non lo conoscessero è un vulcano di idee e di progetti, uno dei padri seminali dell’attuale industrial e del suono dissonante e dell’uso di loops ed assimilati.
Come Ministry sforna album dal lontano 1983 e restano in moltissimi casi pietre miliari del metal e non solo del metal. Quando non fa cose come DJ si infila in progetti quali esempi estemporanei come i 1000 homo djs oppure lo si annovera, sempre il mastermind, nei Lard, nei Revolting cocks, PTP, persino una collaborazione con Skinny Puppy, coi Prong, i Surgical meth machine e Buck Satan and the 666 shooters; per la serie non sapendo cosa fare lui fa cose a raffica.
Ma torniamo a noi, con “Moral Hygiene” troviamo John Bechdel a occuparsi dei synth oltre ad Al, ovviamente. Ritroviamo Roy Mayorga, Monte Pittman, Paul D’amour e Cesar Soto, che in più punti ed in più momenti della storia della band sono spuntati già, vuoi per i live e vuoi per altre comparsate.
Ad ennesima dimostrazione che non è questione di “vendibilità” la costanza e la permanenza di un membro nella band, o in una band come i Ministry, ma la sola qualità che il nome porta è importante.
La cattiveria è sempre firma di Jourgensen: testi al vetriolo, come in passato del resto, l’uso di elettronica massiccia, loops invasivi, malvagi e mefistofelici. Produzione essenziale, secca, minimale ma con un certo portento nel proporsi all’ascoltatore. Nulla è lasciato al caso seppur ai meno avveduti potrebbe sembrare caotico e senza regole ma nulla di più lontano dalla verità.
Le capacità geniali di Al sono fuori da ogni scala di valutazione; riesce a proporre temi devastanti e spessi con una leggerezza disarmante ma allo stesso tempo con una lucidità che non è minimamente comune.
“Believe me” opprimente; “TV song 6#” veramente devastante; “Good trouble” una badilata diritta in faccia; “We shall resist” oscura; “Sabotage is sex” che da un certo feeling parecchio anni ’90 pur essendo assolutamente odierna ed attuale e con alla voce mr Jello Biafra; “Broken System” disturbante.
Quelle appena menzionate sono le tracce che mi hanno colpito più delle altre, fermo restando che anche le altre “non menzionate” hanno un livello altissimo di qualità che, ribadisco, non è facilmente raggiungibile ai più. Va fatta menzione speciale per “Search and destroy” cover degli Stooges, a cui la band fa un arricchimento di distonie e di melodie allo stesso tempo. Da ascoltare.
E niente… siamo di fronte ad un nuovo lavoro ottimo firmato da Al Jourgensen; il cambio di line up non ha minimamente minato il succo del “discorso” per il deus ex machina. Se vi interessa il suono industrial “raw and wild” i Ministry sono quelli che fanno per voi, sempre che non li conosciate già, e dimostrano nuovamente un certo appeal verso la contestazione di una certa politica e di certi metodi tutt’altro che democratici.
Voto: 9/10
Alessandro Schumperlin















