Nonostante il nome poco invitante, Inspirations è un disco molto gradevole, costruito attorno a una scelta molto interessante : rendere in qualche modo omaggio ai cantanti che hanno caratterizzato la crescita musicale del leader di questo progetto.
L’uomo in questione non è famosissimo, Markus Pfeffer ( Lazarus Dream e Winterland, con un passato negli Scarlett), è tedesco di Kaiserlautern, suona la chitarra e non solo, ma dimostra che la fiducia che hanno riposto in lui cantanti che sono o sono stati dei top non è campata in aria.
Da questo mix di entusiasmo e discreta capacità compositiva esce appunto Inspirations, con 11 brani, più un dodicesimo che è una riproposizione al piano di una ballata, un disco di hard rock melodico che diventa decisamente vario vista la presenza di tanti cantanti, con stili diversi ma accomunati da una grande classe.
Si comincia con il cantante dei Tyketto Danny Vaughn con “Legends Rise” e “Say farewell to darker days” e non poteva essere altrimenti, visto che “Don ‘t Come easy” di questa band, uscito nel 1991, è stato il disco che ha fatto innamorare Pfeffer, da giovanissimo studente, di certe sonorità rock e metal.
Altro big è Zak Stevens dei Savatage che interpreta con passione “What lies beneath” e la canzone, ispirata da una figura leggendaria russa, “The Alkonost”.
A Danny Martinez dei Guild of Ages sono affidati con successo l’hard rock melodico di “Breathe again” e “In my mind”, che è stato il primo video che ha subito generato un discreto interesse per l’operazione.
La ballata riprodotta in due versioni e che potrebbe davvero aiutare nel creare l’atmosfera giusta al primo incontro, “Till the end of time” è cantata splendidamente dall’ugola di Jesse Damon dei Silent Rage, che bissa la sua apparizione con “Youngblood”. Entrambi i brani hanno ai cori un nome che fa venire i brividi a ogni amante del class metal e aor : Paul Sabu.
Arrivano altri due miti con le ultime songs : Bob Rock ( alla grande con Impellitteri e Axel Rudi Pell) nel brano “Yesterday’s Gone” e lo sfortunato quando straordinario Steve Grimmett dei Grim Reaper che mette la sua riconoscibile voce al servizio del ruvido rock di “Never Enough”.
Un pezzo strumentale, volutamente simile a “The Loner” di Gary Moore del quale vuole essere un omaggio, chiude di fatto una opera molto piacevole e ben prodotta da Rolf Munkes dei Crematory. Vedremo se questo esperimento avrà un seguito, ma questo primo episodio è certamente da ascoltare.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















