I Light field reverie non sono altri che i tre membri molto noti in anbito metal: Heike Langhans è dal 2012 voce dei Draconian, Mike Lamb, polistrumentista, ed il bassista Scotty Lodge membri dei Sojourner; se per i Draconian c’è poco da dire, se non sapete chi sono avete un problema, per i Sojourner alcuni potrebbero non conoscerli e vanno spese due parole: sono tra le band black metal di “forte impatto” di questo periodo.
Il loro esordio si chiama “Another world” ed è veramente una scoperta positivissima. Sonorità complesse, tempi veloci frammezzati con i rallentati; voci soavi e spettacolari; capacità sul pentagramma assolutamente fuori dal comune ed arrangiamenti liquidi e spazianti; il tutto registrato e post prodotto durante questo 2020 tutt’altro che semplice.
Le tinte sono gotiche e plumbee, ma allo stesso modo vengono smorzate da un impianto di arrangiamenti di synth e di pianoforte che, ottimamente eseguiti, portano l’ascoltatore, a seconda del momento, verso lidi più “rosei” e a volte più orchestrali e a volte ancora persino verso cose quasi dark elettronico.
Le batterie sono corpose, imponenti e massicce; le chitarre sono altrettanto “tonde” ed hanno uno spazio veramente importante, ma non sono invasive, nel composto e ricordano sia i Draconian, ovviamente, che gli Anathema di “The silent enigma”. Il basso è importante agente che permette la convergenza tra le frequenze della batteria e quelle della chitarra.
Due particolarità: Uno dei loro singoli “The oldest house” è dedicata a “Control” videogames della Remedy Entertainment e in “All roads lead home” ci troviamo un pezzo tratto dalla serie X-Files che conclude la traccia e l’album in un’atmosfera liquida e dilatata.
Le capacità del trio è oltremodo spettacolare, sei brani assolutamente ottimi sotto ogni aspetto. Produzione altissima, composizioni ottime, arrangiamenti azzeccati e assolutamente ed un’esecuzione di molto sopra le righe.
Personalmente al di fuori dei due brani già indicati, che sono per altro ottimi, vi segnalo anche “Ghost bird” che ha al suo interno una sorpresa nell’esecuzione. La titletrack “Another world” e menzione speciale per la opener “Ultraviolet”. Sia chiaro anche “Dreamwalker” ha il suo perché, ma delle sei è quella che ha mezzo punto in meno rispetto agli altri, ma siamo comunque di molto sopra a più che la sufficienza.
In conclusione questo lavoro, seppur compresso in soli sei brani e poco più di quaranta minuti, propone un lavoro ottimo del trio e dimostra la capacità di questi nel fare cose diverse ed in più frangenti.
Consigliatissimi.
Voto: 8.5/10
Alessandro Schümperlin















