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ASTROLABIO – Una Volta Qui Era Tutta Campagna Pubblicitaria

ASTROLABIO – Una Volta Qui Era Tutta Campagna Pubblicitaria

Label: Andromeda Relix

Son passati circa dieci anni dal precedente I Paralumi Della Ragione e gli alfieri del Rock “Degressivo” Italiano sono di nuovo tra noi, ancora una volta con una proposta particolare. E’ appunto dalla loro rielaborazione del tutto originale del progressive italiano degli anni ’70, prendendo le mosse da un lato da quei gruppi puramente prog come PFM, Banco, Balletto di Bronzo, Metamorfosi ecc., dall’altro da quelli tosti, quelli di una “scena nella scena”, quella hard prog di Rovescio Della Medaglia e Biglietto Per L’Inferno, ma sempre con l’orecchio attento a quanto di buono proponeva il panorama musicale moderno (ad esempio il prog metal dei Dream Teather), condendo il tutto con testi ironici, grotteschi, graffianti come mezzo per rappresentare concept “importanti”, che si arrivava a darne una descrizione rappresentativa con l’espressione prima enunciata. Ma dicevamo anche dell’ennesima particolarità… il tastierista Massimo Babbi, comunque oggi presente come ospite, ha ceduto il posto alla chitarra di Paolo Gilberti, che si va ad aggiungere a quella di Michele Antonelli (anche voce e flauto traverso), col risultato che ci ritroviamo un lavoro che vira verso l’hard rock, principalmente di matrice seventies, a volte con sfumature che ci riportano a quello alternativo italiano degli anni ’90. Si parte con Prima Della Pubblicità, con un bel riff hard e pregevoli fraseggi alternative delle chitarre. La Dittatura Delle Cose ha un sapore leggermente sabbattiano nel riffing di apertura, il basso macina groove che è una bellezza, ma è nel cantato e nei testi in italiano che la band estrinseca la sua unicità (svilimento dell’individualità rispetto alla materialità dilagante, che è poi il concept del disco). Particolari i fraseggi di chitarra acustica su una base ritmica di chitarra elettrica. Il Seme Del Disgusto parte con una porzione strumentale piena zeppa di citazioni, a partire dal flauto di Bourèe (Jethro Tull) e dalla chitarra elettrica di Sweet Child Of Mine dei Guns… Dopo l’hard del brano, bello il cambio di tempo con un rallentamento ed i fraseggi di flauto, prima di riprendere col precedente andamento ritmico ed il finale con le chitarre… Bellissima la parte introduttiva de La Fiera Del luogo Comune, sempre di matrice sabbattiana. L’Ombra Di Te Stesso è particolare nel riffing e nelle strofe, per come sono costruite su fraseggi veloci delle chitarre. Interessante la porzione solistica, prima con un assolo dell’acustica su base elettrica e, poi, con il subentro di quest’ultima per continuare sempre in assolo. E il basso martella! L’hard di Grandi Magazzini è particolare per il suo testo evidentemente provocatorio verso il consumismo e la cultura del tutto e subito, senza capire se ti serve o no. Bello il break solista blues nella seconda metà del brano, montato inizialmente su un tempo lento che poi cambia ed accellera. Senzavoglia vira verso il rock alternativo italiano dei ’90, con un bell’assolo della chitarra solista ed il crescendo finale. Sempre in territorio alternative anni ’90  siamo con Democrazia, con un riffing bello ed efficace, un groove incredibile, un bell’assolo ed una citazione di Cambio dei mitici Negrita, ben incastrata nel brano. Mono Scopo è il suono l’assenza delle trasmissioni di tanti anni fa… Dio (Decido Io, Ora) è la suite finale di ben dieci minuti, dove ricompaiono le tastiere ed è, a mio avviso, il capolavoro del disco… Dio è “rotto” dai comportamenti dell’umanità e decide che può farne a meno (per come la conosciamo ora…): atmosfere soffuse, rarefatte, psichedeliche ed inquietanti anche grazie all’efficace interpretazione vocale di un testo davvero graffiante (la parte strumentale mi fa pensare, con le dovute differenze, proprio alla storica Come Un Dio dei Litfiba), per passare ad un vero e proprio doom alternativo che riveste in modo stratificato le precedenti sonorità…  A metà brano parte una sezione strumentale dove le atmosfere di cui parlavamo prima assumono un sapore floydiano. Particolari gli armonici del basso… e tocca proprio ad uno di essi chiudere questo bellissimo lavoro che vi invitiamo assolutamente a procurarvi. Ancora una volta un piccolo grande gioiello targato Andromeda Relix!

Voto: 9/10

Salvatore Mazzarella

Tags: ar
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