“Il 15 maggio 2020, Phil May, il cantante solista di “The Pretty Things” è morto.” Dice il comunicato stampa della band fatto girare per mano del loro manager che continua:” Nonostante la sua ben documentata malattia, la sua morte è stata inaspettata ed è stata causata da un tragico incidente e non dalle sue condizioni di salute. La sua è una perdita catastrofica ed è stata sentita riconosciuta come tale in tutto il mondo della musica e delle arti.
Al momento della sua morte, era enormemente eccitato ed entusiasta per l’imminente pubblicazione del primo album Pretty things completamente acustico, che era stato ultimato prima della sua morte.”
Quindi, per capirci quello che sentirete è la voce del compianto Phil May, che era riuscito a terminare le registrazioni di questo “Bare as bone, bright as blood” album veramente molto intenso, indipendentemente dalla dipartita del cantante.
Capiamoci… i the Pretty things si sono ritirati dalle esibizioni dal vivo ed elettriche, nel 2018, dopo 55 anni di tour e registrazioni, a causa dei problemi di salute del cantante Phil May.
Nel 2019 la band entra in studio e punta a fare le registrazioni acustiche di un nuovo lavoro. Che è uscito poche settimane fa non solo come nuovo lavoro, ma anche come tributo e ricordo della grandissima voce di May e delle sue capacità. Undici brani di sangue, sudore e blues del delta del Mississipi.
Se si chiude gli occhi si sente l’odore salmastro delle paludi della florida uscire dalle casse. C’è pure il rischio di incontrare il diavolo ad un incrocio che ti offre la fama per la tua anima. (Conoscete la storia di Robert Leroy Johnson?)
In ogni caso il duo voce e chitarra è spettacolare, pure senza il resto della band, riesce a coinvolgere e avvolgere l’ascoltatore fino in fondo. Composizioni risicate, minimali, e con zero aggiunte se non un’armonica a bocca ad aumentare il feeling e la malia quasi voodoo. La produzione è pulita ma allo stesso tempo accenta sulle parti polverose della voce e della chitarra. Mi rendo conto che sia un ossimoro, ma non saprei come spiegarvelo a parole.
Faccio molta fatica a decidere quali siano le migliori tracce, dato che tutte hanno una fortissima personalità ed un livello di coinvolgimento altissimo. Siamo di fronte a brani blues veramente ottimi, grandi risoluzioni, grandi intuizioni e lo spazio di “gioco” è veramente minimale. Vi segnalerei comunque, facendo comunque peccato, “Can’t be satisfied”, “Aint no grave”, “Devils had a hold on me”, “Black girl”, “Faultline” e “Redemption day”.
Questo è, concludendo, un lavoro veramente ottimo; introspettivo, minimale e accorato di un duo, in questo caso, particolare. Ve lo consiglio vivamente, non per un becero “culto del morto”, ma perché ne vale la pena veramente.
Voto: 9.5/10
Alessandro Schümperlin















