I presskit parlano sempre bene delle band di riferimento, riempiendole di complimenti e onoreficenze varie. Sebbene non sempre le lodi trovano corrispondenza in fatto di qualità, resta comunque inoppugnabile il fatto che ogni produzione musicale meriti rispetto, in quanto dietro vi è sempre lavoro e impegno. Quando poi il risultato è altamente soddisfacente come per il nuovo album dei Silver Horses, si ha davvero piacere a scriverne la recensione. Il motivo di questa breve prefazione viene dal fatto che la descrizione presente nel presskit era alquanto altisonante: “band anglo-italica”, “con Tony Martin dei Black Sabbath alla voce”. Questo era vero alle sue origini, quindici anni fa, ma al momento i Silver Horses sono una band 100% italiana e fortunatamente di fuoriclasse purosangue. Il genere di riferimento è l’hard rock a cavallo fra passato e futuro: solide radici settantiane scorrono come fiumi e sfociano nello sleaze e nell’arena rock moderno, con qualche spolverata di sinfonia. Ma andiamo con ordine, quello che rende speciale il nuovo “Weird Tales” è la sua struttura in “blocchi”, o almeno così mi viene da definirli. La prima parte dell’album ha forti accenti di blues moderno e – come anticipavo – piccole derivazioni sinfoniche: mi ha ricordato i moderni Europe (post-reunion), soprattutto il sound dell’album “War Of Kings”. Persino il cantato (ad opera di Jacopo “Jack” Meille dei Tygers Of Pan Tang) somiglia un po’ a quello del Joey Tempest attuale, sebbene abbia delle sfumature più “Zeppeliniane” che lo rendono unico. Nella parte centrale il suono della band si alleggerisce arrivando a toccare l’arena rock e l’alternative rock di band come Goo Goo Dolls (ascoltate la traccia “Follow The Dream” per rendervi conto). Il passaggio non è artificioso ma naturale, spontaneo, una delizia per le orecchie. Si prosegue con qualche riferimento ai Kiss di metà anni 80 (la traccia 6 mi ha ricordato “All Hell’s Breakin’ Loose” proprio dei Kiss, senza però allontanarsi troppo dagli attuali Europe) per poi sfiorare lo sleaze dei Guns n’Roses e l’hard’n’heavy dei Krokus e dei Pretty Maids. Infine, nell’ultima parte del disco, ci si adagia sulle rassicuranti ed emozionanti partiture blues mischiate ad acuti e ad arpeggi psichedelici, quelli che i Led Zeppelin ci hanno insegnato ad amare ormai cinquanta anni fa.
“Weird Tales” suona vecchio, si, ma anche nuovo. Può risultare un po’ spinoso al primo ascolto ma regala qualcosa di nuovo ogni volta che ci si ostina a volerlo scoprire, studiare, assimilare. Davvero un’ottima prova per i Silver Horses: spero veramente che l’album incontri il futuro che merita e sarebbe un vero peccato se passasse in sordina.
Voto: 8/10
Francesco “Grewon” Sarcinella
















