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Intervista a Terence Holler: Dietro le Quinte di Next In Line

Intervista a Terence Holler: Dietro le Quinte di Next In Line

“Con Next In Line raccontiamo lo stato umano, ma io odio l’amore”

di Maurizio Mazzarella

A pochi mesi dall’uscita di Next In Line, secondo lavoro in studio dei Holler, abbiamo intervistato Terence Holler, storica voce del rock italiano, per parlare di ispirazioni, composizione, rapporti nella band e prospettive future. Un dialogo sincero, a tratti ironico, ma sempre profondo.

Terence, cosa ti ha ispirato nella scrittura delle canzoni di Next In Line?

Scrivo canzoni da oltre trent’anni, sempre ispirandomi alla mia vita e a ciò che mi succede intorno. Non mi invento storie e non scrivo di politica. L’ispirazione nasce dal quotidiano e dal mio umore. Potrei scrivere due album all’anno, se avessi il tempo! Un grande contributo arriva da Matteo Chimenti, il nostro tastierista e principale autore delle musiche: lui è sempre “fertile” in quanto a idee.

Qual è il messaggio centrale che volevi trasmettere con questo album?

Come nel precedente Reborn, anche qui si parla dello stato umano in relazione all’amore. Gli esseri umani vivono in funzione delle emozioni, spesso ne sono schiavi. Si può passare dall’euforia alla depressione in un attimo. Ho vissuto sulla mia pelle quanto l’amore possa condizionare, fino a farti fare e dire cose fuori da ogni logica. Per questo motivo, io… odio l’amore!

Come descriveresti l’evoluzione musicale della band rispetto a Reborn?

Gli Holler fanno AOR, ma non quello standard. Nella nostra musica trovi hard rock, jazz, blues, pop, metal, elettronica… e un pizzico di progressive. Rispetto a Reborn, c’è più rocciosità nelle chitarre ritmiche – il mio passato da metallaro si fa sentire. I musicisti della band sono tutti insegnanti, quindi non c’è nulla di banale o scritto a tavolino. Questo secondo capitolo è più maturo e ricco di contenuti. E il prossimo lo sarà ancora di più.

Ci sono stati momenti particolari durante la produzione di Next In Line?

A dire il vero no. Le registrazioni sono state molto diluite nel tempo, senza stress. È stata una vera passeggiata di salute! La Scarlet Records ci dà più di 12 mesi di anticipo sulla consegna del master, quindi lavoriamo con tranquillità.

Qual è la canzone dell’album a cui sei più legato?

Direi A Miracle, perché esprime a pieno il significato del testo: sto ancora aspettando un miracolo che mi faccia vivere con meno stress! Anche Don’t Fool Me e 24 Seven sono brani a cui tengo molto, con influenze che spaziano tra rock, jazz e prog. Ma sono legato a tutti, sono come figli: ogni scarrafone è bello a mamma soja!

Come hai bilanciato il ruolo di cantante e leader nella realizzazione dell’album?

Sono entusiasta. Ho trovato persone splendide che mi stimano e rispettano. Non è come ripartire da zero: porto con me l’esperienza, il timbro vocale, le melodie, i testi e il supporto dei fan della mia precedente band. “Quelli là” erano anche “grazie a me”, lo dico senza presunzione, perché è un dato di fatto confermato da molti. Sarò sempre grato a loro e ai miei fan, vecchi e nuovi.

Quali sono stati gli ostacoli maggiori nella creazione dell’album?

Nessuno di particolare, a parte la difficoltà di trovare la concentrazione tra mille impegni personali. Ma Next In Line è stato un “parto regolare”, senza complicazioni.

Hai qualche aneddoto divertente o interessante da raccontarci?

In studio è filato tutto liscio! Le uniche difficoltà riguardano la gestione degli impegni: siamo in sei, tutti con famiglie e vite piene. Non è sempre facile incastrare tutto.

Come pensi che Next In Line rappresenti l’identità musicale degli Holler?

Gli Holler, sempre con le dovute proporzioni, li vedo un po’ come i Queen o i Pooh: facciamo rock a 360 gradi, non etichettabile. Vorrei che fossimo riconosciuti per quello che siamo: una grande rock band. È un obiettivo ambizioso, lo so, ma è il nostro traguardo.

Cosa possiamo aspettarci dal futuro degli Holler?

Ora ci concentreremo sui live. Il debutto sarà il 25 ottobre al Cage Theater di Livorno. Poi valuteremo altri show, ma pochi e selezionati, magari anche all’estero. Non abbiamo più l’età per fare la classica gavetta nei pub. E poi sì, ci sarà un terzo album… probabilmente l’ultimo della “nuova” band.

Tags: holler
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