In questo ultimo mese del 2021 arriva nella redazione di GiornaleMetal.it il cd in formato promozionale (la data di uscita è schedulata per il 21 Gennaio 2022) del debut-album della band tutta al femminile delle Hellfox, dal titolo The Call. Stavo alcuni giorni fa mettendo a posto alcune cose in redazione per la probabile classifica dei miglior dischi 2021 e tra le varie copie promozionali con allegate le bio mi imbatto in una copertina raffigurante una fanciulla con una volpe in braccio che porge la mano a palmo in alto con fare simile al primo bellissimo album dei Children Of Bodom, Something Wild del ‘97. Solo che nell’album di Alexi Laiho la mano che viene porta al pubblico è la destra, qui la sinistra…non entrando troppo nei significati iconografici, possiamo in ogni caso vedere che il palmo è rivolto verso l’alto con significato di “invito”…il carattere di tale raffigurazione sta nell’opposto del simbolo chirologico del Respuo – Rifiuto. Attratto da questa singolare raffigurazione (e spronato da una tabella di marcia di recensioni da fare ormai kilometrica) mi decido a prendere la copia e ascoltarla in macchina lungo i miei viaggi di lavoro.
La band tutta al femminile è formata da Greta Antico alle voci, Priscilla Foresti al basso e voci, Gloria Capelli alle chitarre e Federica Piscopo alle batterie. La band con questo album di 7 pezzi concentra la propria proposta musicale su un metal di base death svedese, in particolare con soluzioni meno “serrate” nei riffing e più ad ampio respiro rievocando band come gli Amorphis. La strutture in ogni caso sono puramente metal con inserti di tastiere e synth che danno un tocco di “modernità” ai pezzi. Pregevole il dualismo delle due vocalist di Greta e Priscilla che duettano e duellano attraverso la diversa natura delle loro voci: growl e voce pulita. Le melodie sono buone e in alcuni brani come Raising e Your Name risplendono al meglio. Interessante il break strumentale Rebirth dove la band cerca di condensare la sua voglia di abbracciare più sonorità…le tastiere rimandano ad ambienti puramente gothic con incastri di basso e chitarra a là Paradise Lost. La band ha un buon bagaglio tecnico e riesce con disinvoltura a destreggiarsi nei vari stili…gli ambienti sonori sono un tributo alle sonorità che fecero visibilio negli anni ‘90, questo probabilmente dovuto: alla produzione delle chitarre, con un sound scavato sulle medie e molto marshalloso di stampo british, alle batterie asciutte e poco post-prodotte e al basso molto lineare ma incisivo e che da corpo alle composizioni. The Call è un buon debut album, ci sono diverse idee che se sviluppate ulteriormente potrebbero dare grandi soddisfazioni alle Hellfox, al momento il voto è leggermente più basso della reale media delle singole valutazioni (produzione, arrangiamento, melodie vocali, riffing, drumming, songwriting), questo perché sono convinto che la band con un passo in avanti sulla composizione e soprattutto con una produzione di maggior livello possa fare davvero tanto.
Voto 7/10
John Sanchez
















