Il thrash dei Grave Noise, dal punto di vista musicale, è ben suonato ma non si discosta in modo particolare da tante altre produzioni analoghe di questo genere che un tempo era trainante e ora è diventato di nicchia.
Quello che però mi esalta della loro produzione è l’uso dei cori e, in generale, delle linee vocali. Infatti, in “Roots of damnation” Iker Sanz e Edu Sanz ci offrono una serie di cori devastanti, delle vere e proprie grida di dolore, in piena sintonia con la musica e veramente sorprendenti.
Si tratta di una sorta di evoluzione thrash dei Killing Joke, che hanno saputo unire musica elettronica, punk, metal grazie anche alla qualità vocale di Jaz Coleman e alla sua ricerca, in ogni brano, del coro a effetto.
Anche con gli spagnoli Grave Noise accade più o meno la stessa cosa e in comune con i Killing Joke c’è anche l’impegno sociale che sembra trasparire da titoli e testi.
Spettacolare in tal senso l’iniziale “Rotten system”, un power thrash che esalta già per l’impatto musicale, il doppio assolo delle chitarre, ma che raggiunge la sua perfezione quando arrivano le voci dei due chitarristi e cantanti, che ricordano per l’aggressività anche un gruppo francese degli anni 80 che purtroppo conosciamo in pochi, i Vulcain.
Il gruppo di Burgos e Soria, che annovera anche Antonio “Tono” Sanchez al basso e ai cori e Fernando “Fer” Mediavilla alla batteria, è attivo dal 2013 e si comprende che siamo di fronte a buoni musicisti. La ritmica è precisa e il bridge di basso che spezza in due “In god we trash” ( brano al limite della blasfemia) è veramente un gioiello per chi ama questo strumento, sempre molto sottovalutato in ambito metal e un po’ ovunque.
I brani si susseguono sempre con una buona qualità, riff definiti e d’impatto e questi cori graffianti come in “Broken Land” e “Perpetual Anxiety”, mentre “The Ghost plague” sicuramente dedicata alla pandemia che ci ha messo in grande difficoltà tutti, musicisti in primis, è una song più vecchia scuola, con un assolo prolungato molto bello, più e meno come in “Mass Hysteria”.
In conclusione un disco che guarda al passato, ma con un suono moderno e quella caratteristica dei cori di cui ho parlato prima. Mi piacerebbe molto vederli dal vivo, per il momento ne premio l’originalità o comunque la ricerca di qualcosa di nuovo e aggressivo.
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi















