Dopo un anno da ”Flames of Fire”, il gruppo svedese esce con un secondo disco, forte del discreto successo ottenuto con il primo lavoro.
La prima differenza è un ricorso all’epicità e al neoclassicismo di certe strutture musicali che si era intravista nella prima opera, o , comunque, non era così evidente come in questo “Our Blessed Hope”.
Il secondo aspetto che caratterizza il messaggio che i Flames of Fire vogliono lanciare, è che i testi sono tutti orientati verso la religione cattolica. Gli svedesi, in particolare il cantante Christian Liljegren, sono fedeli praticanti e intendono portare avanti a livello musicale la figura di Gesù Cristo che ritengono più che mai attuale.
Crimson Glory e , maggiormente, Yngwie Malmsteen’s Rising Force, sembrano essere i punti di riferimento stilistici della band che, essenzialmente, realizza un buon hard rock con quelle influenze di cui parlavo prima.
Dopo l’intro, in cui si profetizza il secondo avvento di Gesù Cristo sulla terra, arriva “This is the one”, un mid-tempo riconducibile alle partiture del grande Yngwie. Sulla stessa velocità “Battlefields of Souls” che è più hard rock e ha una certa vicinanza a certi componimenti di Glenn Hughes, ma con tono più epico, anche come interpretazione vocale.
La band : Christian Liljegren – voce solista, Mats-Åke Andersson – chitarra e composizione , Per Schelander – basso e cori, Jani Stefanovic – chitarra, tastiere e produzione del disco, Stephen Carlson – chitarra e Alfred Fridhagen – batteria, è di buona qualità e si sente. Del resto Mats-Åke Andersson, il chitarrista e compositore, viene indicato come uno dei sicuri Nameless of Ghouls dei Ghost, che sono compaesani di Jonkoping, in ogni caso un merito notevole per un musicista.
Il tema cristiano viene portato avanti con “Prayer Warriors” , con un tempo battente, su un impianto hard rock piuttosto semplice, come ascolto. La chitarra disegna una trama molto malinconica per “In Dark Times(Shelter me)”, brano orientato sul dark epico, dall’incedere maestoso che può richiamare certi passaggi dell’indimenticato Dio, peraltro citato dal gruppo come fonte di ispirazione.
“Alpha e Omega” non si discosta dal resto, mentre “Rest in me” è una ispirata ballata dai toni molto spirituali, certamente cristiana, come il resto del disco. L’assolo acustico è molto evocativo, nella brevità del brano. “The King will return” rimanda ancora a Yngwie Malmsteen e, sinceramente, non si trovano guizzi molto personali, a livello di composizione, che ci facciano saltare sulla sedia. Una maggiore varietà e personalità sarebbero state auspicabili e credo anche che rispetto all’esordio, “Our Blessed Hope” non possa essere considerato un passo avanti. La buona linea chitarristica della titletrack, ancora più epica e con passaggi più ariosi, non modifica il giudizio complessivo e la finale “Vila I Mig”, credo in svedese, è un’altra specie di preghiera acustica.
Voto: 6,5/10
Massimiliano Paluzzi















