di Carmine Russo
Non è stato soltanto un concerto. È stato un battito collettivo, iniziato ben prima del fatidico Primo Maggio. Tra le pietre millenarie del Parco Archeologico di Taranto, l’aria vibrava già nei giorni precedenti di un’attesa febbrile: la sera, il prato si riempiva di sguardi, incontri e sussurri, in un’umanità desiderosa di vivere qualcosa che andasse oltre il semplice spettacolo, per diventare presenza viva.
Questo sentimento condiviso ha trasformato uno spazio storico in un luogo accogliente, quasi un grembo capace di generare bellezza.
La magia ha trovato uno dei suoi momenti più intensi già al mattino, sotto un sole complice, durante il soundcheck di Brunori Sas. Un dono inatteso: una performance intima, forse persino più autentica del live serale, che ha permesso ai fan di avvicinarsi all’anima dell’artista in un momento di pura verità acustica.
L’esplosione emotiva, però, è arrivata con i Subsonica. C’era chi sosteneva che le nuove generazioni non avrebbero compreso il loro linguaggio musicale, eppure la risposta del pubblico è stata travolgente. Quelle sonorità elettroacustiche hanno abbattuto ogni barriera generazionale, costringendo migliaia di corpi a lasciarsi andare.
Poco prima, la carica dei Si! Boom! Voilà! aveva già trasformato l’energia in movimento puro, scatenando un pogo che mancava da tempo. Una freschezza dirompente, impreziosita dalla presenza sul palco di Roberta Sammarelli, capace di evocare suggestioni alternative senza mai cadere nell’imitazione. Un magnetismo confermato anche dal set de Il Cigno.
Nel pomeriggio, sotto il sole, il palco ha tremato quando Fido Guido ha accolto Kid Yugi. Il giovane rapper di Massafra, travolto dall’affetto di decine di migliaia di presenti, ha regalato un set feroce e viscerale. Nonostante l’assenza di coristi o supporti vocali, è stata la folla stessa a sostenerlo, cantando ogni parola a memoria in un abbraccio sonoro capace di colmare ogni distanza.
Oltre la musica, Taranto ha offerto anche una lezione di civiltà. L’organizzazione si è dimostrata impeccabile, con flussi contingentati e una gestione ordinata e pulita.
Ma il vero cuore dell’evento sono stati i talk, capaci di riportare l’attenzione sui grandi temi del nostro tempo. Tra una nota e l’altra si è riflettuto sui “difetti umani” del nostro secolo, lasciando un messaggio chiaro e necessario: chi lavora manda avanti il pianeta e ha il diritto inalienabile di tornare a casa.
Mai più vite spezzate sul posto di lavoro. Il lavoro deve essere dignità, sicurezza e futuro, mai un ostacolo al riabbraccio dei propri cari.















