Druids, nome che già da solo sprigiona nelle nostre menti chissà quali pensieri i parte oscuri, antichi e intimi. E’ il nome di una band italiana, proveniente nello specifico da Cremona e che propone come genere il doom metal tanto caro, apprezzato e stimato da noi stessi. Si sono formati nel 2016 e si apprestano a immettere sul mercato un mini album, intitolato semplicemente “Vol 1”, quasi alla stregua di un full-lenght vero e proprio, data la durata di quasi quaranta minuti. Bene, passata questa breve introduzione, possiamo dire che una volta azionato il play sul lettore multimediale, rimaniamo spiazzati dalle prime note di Lord Of The Riffs, un brano che ci catapulta indietro nel tempo, verso i favolosi anni ‘70/’80 quando iniziarono i primi vagiti di un genere che non ha mai visto eguali. Il suono delle chitarre compresse, granitiche e squisitamente doom metal, quindi con quella cadenza ritmica tipica del genere si fondono con un tappeto di puro rock dalle tinte non troppo psichedeliche. Le influenze sono parecchie, magari con un occhio di riguardo verso i Black Sabbath, anche se non molto a dire la verità. Sì, chi guarderà la cover dell’album potrà rendersi conto che è un chiaro tributo alla band appena citata, che per le ovvie ragioni che conosciamo tutti, è stata sempre molto influente. Vi assicuriamo comunque che questi primi quattro minuti e trentanove sono assolutamente una goduria per i nostri padiglioni auricolari. Continua la crescita delle emozioni con la successiva Warship Ov Doom, qui ci viene da chiederci da quale epoca effettivamente bucano fuori i Druids. Chi si nutre di questo genere capirà al volo queste righe appena scritte. Un brano di assoluto valore artistico che non ci fa rimpiangere assolutamente i così detti “Big” della musica. I riffs trascinanti, lenti, con una voce che si adatta alla meraviglia sui colori che fuoriescono dagli amplificatori di questa band. Non c’è solo doom metal classico all’interno della loro proposta, ma virano anche e parecchio sullo sludge metal, mai esasperato e adire la verità neanche troppo buio. Questi signori del destino oscuro sanno dosare con grande semplicità e sapienza tutti gli elementi del genere che stiamo cercando di descrivere. L’impressione che si ha ascoltando il continuo del disco, sommandolo ovviamente a quello che abbiamo fino ad ora sentito, è una miscela perfetta e anche involontaria secondo noi, di artisti del calibro come Cathedral, Spiritual Beggars, Blue Pills, Electric Wizard, tanto per citare quelli che vengono subito in mente. Il bello è che il tutto risulta essere molto personale e riconoscibile. Questo fattore si ottiene solo in un modo, fare musica con il cuore e l’anima prettamente doom. Nessun altra spiegazione al riguardo potrebbe essere presa in considerazione, secondo la nostra modesta esperienza. Provate l’ascolto a tutto volume di You See Far e capirete molte cose. Ogni singola nota, riff, sono sinceramente da incorniciare, compresi quelli che vanno a comporre gli ultimi due sigilli, Acid Goat e Halloweed Our Wizard. Adesso possiamo anche dire un’ultima cosa…: pensate che trattasi del primo lavoro di questa sensazionale e senza tempo band. Tuffatevi dentro il mondo dei Druids, non ve ne pentirete assolutamente. Questo lavoro si candida come uno dei più belli del genere, di quest’ anno che sta per volgere al termine.
Voto: 10/10
Sandro Lo Castro
















