La recensione del nuovo album dei Death SS necessita di una giusta premessa. La Horror Metal band più folle, grandguignolesca, influente e longeva della penisola italica, nonché del pianeta, ha festeggiato l’anno scorso il quarantennale di nascita pubblicando il mastodontico live album/video “Beyond Resurrection” (2LP, CD, DVD con disco bonus zeppo di videoclips tratti dal precedente album “Resurrection”), che immortala la loro esibizione al prestigioso Sweden Rock Festival dell’anno prima (tra l’altro a fianco di giganti come Black Sabbath ed Alice Cooper, gente che ha particolarmente ispirato in passato lo stesso operato artistico di Steve Sylvester e soci). Nonostante l’acqua passata sotto i ponti sia molta, i nostri cimiteriali amici Death SS, non paghi di aver messo a ferro e fuoco nell’ultimo quarantennio l’underground musicale più “estremo” (di cui fin dagli anni ’70, checché se ne dica, rappresentano un’influenza pesante come un macigno), di aver sfornato in passato recente e remoto capolavori oscuri e pregni di reverie gotica e suggestioni occulte quali “Black Mass”, “Heavy Demons” e “Do What Thou Wilt”, riuscendo sempre a rendere fresco ed attuale il proprio stile musicale senza per questo farsi prendere dalle mode passeggere imperversanti nel mondo del Rock duro… non sembrano sbagliare neppure quest’ultimo colpaccio maledetto. Su con la vita quindi, cari fans del “culto della Morte” (ho detto una cosa paradossale eh…)!
I Death SS sono di nuovo qui tra noi con un nuovissimo album dove scatenano ancora una volta tutto il loro consueto immaginario gotico/occultistico/horrorifico… sempre però con un occhio all’attualità ed alla qualità musicale. Nonché… alla sperimentazione! Eh sì. Pare che neppure l’età scalfisca i nostri mostruosi amici. In parte grazie all’attuale formazione, ormai da qualche anno affiatata ed agguerrita come non mai, la quale annovera accanto al folle vampiro Steve gli ormai fidati compagni ed ottimi musicisti Al De Noble (chitarra), Glenn Strange (basso), Freddy Delirio (tastiere) e Bozo Wolf (batteria). Ma in parte anche perché questa bordata di 13 brani per 55 minuti a titolo “Rock’ n’ Roll Armageddon” appare innanzitutto prodotta in maniera eccelsa, nello studio di registrazione di Freddy Delirio. Con una resa sonora piuttosto particolare. Che forse potrebbe far storcere il naso ai puristi delle produzioni più “cristalline” e di maniera. Ma vi assicuro che passato l’impatto iniziale, seguendo attentamente il progredire dei brani, ci si accorge di stare ascoltando… un album di qualità pressoché eccelsa!
Che ci restituisce innanzitutto i Death SS in forma smagliante, solo con degli elementi nuovi che, lungi dal minare l’integrità della “creatura” Death SS, contribuiscono a renderla ancora oggi relativamente accattivante, fresca e vitale (ed anche mortale, ovvio). La peculiarità nella produzione di “Rock’ n’ Roll Armageddon”, vi dico subito, è data da una certa quantità di “oscuro” riverbero applicata al blocco chitarra ritmica/basso/tastiere, il tutto però supportato da una batteria ben presente ed equalizzata a dovere e da una voce che appare sempre più “maledetta” in questi scenari sonori. Non scendo in ulteriori dettagli tecnici, vi dico solo che è molto, molto difficile, dopo 40 anni di esistenza, avere la verve e le palle di sperimentare nuove soluzioni in fatto di produzioni discografiche. Beh Steve Sylvester e compagni ci sono riusciti ancora una volta… proprio come accadde anni fa con le peculiarità uniche che si erano apprezzate su “Do What…” e “Panic” (sui quali ricordo le tastiere super-elettroniche di Oleg Smirnoff: non si era mai ascoltato nulla del genere prima in ambito Metal, non si aveva quindi alcun termine di paragone precedente, ma il risultato era davvero ottimo!) Insomma, sono convinto che anche “Rock’ n’ Roll Armageddon” abbia un enorme potenziale, proprio grazie alle sue uniche peculiarità. E credo che ogni longevo fan dei Death SS, ogni buon conoscitore della loro discografia, possa essere pienamente d’accordo con me.
Tra l’altro una produzione del genere è stata studiata in modo tale da valorizzare tanto le vocals (con dei refrain corali dall’aspetto il più possibile “malefico” ma orecchiabile) quanto le keyboard-parts di Freddy Delirio, sempre sugli scudi. E proprio questi elementi aggiungono un aspetto “cinematografico” ed “apocalittico” alla resa sonora. Se i nostri insomma volevano tentare di musicare davvero un possibile “Armageddon”, ci sono riusciti, con un piglio artistico piuttosto alto. Ed ora, un veloce track-by-track. Si parte con la maledettissima “Black Soul” che seppur con una produzione moderna ci proietta dritti nei primi ’70s del XX secolo, quando gli esordi di Black Sabbath e Black Widow imperversavano nelle classifiche anglofone. Un organo liturgico inquietantissimo introduce una marcia lenta e pesante scandita da cori in latino (l’ombra del miglior Jerry Goldsmith della soundtrack di “The Omen” è sempre presente!) e chitarre ferali, a scandire la fine dell’umanità causata dalle sue stesse debolezze. Che Steve decanta nel testo con spietata verve teatrale. Si vivacizza il tutto poi con due bei brani anthemici e “metallici” come la title-track e “Hellish Knights”, i quali già mostrano il modo certosino dei nostri di dosare epicità, melodia di refrain e pesantezza sonora in fase compositiva. Due brani oscuri, quanto pregni della giusta orecchiabilità. Naturalmente, la particolare produzione di cui dicevo prima rende il tutto molto “cinematografico”. “Creature Of The Night” è invece una traccia caratterizzata fortemente da suggestioni Dark/Gothic. Ascoltare la voce di Steve Sylvester che si dipana in un tipo di cantato più intimamente “velenoso”, sottolineata dall’ottimo arrangiamento organistico di Freddy Delirio, mette una certa inquietudine in corpo. “Slaughterhouse” narra invece di orrori del mondo reale. Ma lo fa in puro stile Death SS.
Introdotto da un caos di versi di animali urlanti, il brano, una metal-song dal ritmo scatenato, è un’invettiva di chiaro stampo animalista ed ecologista contro gli allevamenti intensivi, dove ogni giorno milioni di animali soffrono le pene dell’inferno. Ovviamente il brano è segnale dello stile di vita che Sylvester stesso ha abbracciato da tempo, essendo lui da tempo “vegan”, nonché proprietario di un ristorante vegano (tra parentesi: che dire, da moderato consumatore di carne che cerca di stare attento alla provenienza del cibo che mangia e che non disdegna i piatti vegan ogni tanto, posso comunque apprezzare lo spirito ecologista di Steve). Musicalmente, il brano è anche caratterizzato da un ottimo shredding-solo del chitarrista ospite Ghiulz, veramente bello. La parte più “melodica” ed “ariosa” del sound dei Death SS si apprezza anche nella successiva “Madness Of Love”, che riecheggia i migliori momenti di brani della precedente produzione della band quali “Scarlet Woman” e “Lady Of Babylon”. Più affine a sonorità Industrial Metal è “Zombie Massacre”, una traccia maledettamente heavy nel suo ritmo moderato ma marziale, forse non epocale come la similare “Hi-Tech Jesus” (dall’album “Panic” del 2000), ma molto apprezzabile grazie a buone keyboard-parts elettroniche e a riusciti campionamenti, presumibilmente tratti da film horror a tema zombi. Arriviamo quindi alla traccia più strana di tutte. “Your Life Is Now”. Il sound è difficilmente definibile: un brano abbastanza rockeggiante e melodico, dov’è fortemente presente la performance di un’armonica a bocca (!!!) suonata dall’ospite Marco Ramacciotti. Abbastanza scioccante e azzardato come contrasto rispetto al resto dell’album ma… debbo dire, tutto sommato, apprezzo l’esperimento.
Si torna verso lidi Industrial Metal anni ’90 con un brano zeppo di invettive contro gli orrori della società moderna. “The Promised Land”, il quale anche se pare un po’ troppo fastidiosamente somigliante a “The Beautiful People” dei Marliyn Manson, ed è forse il meno riuscito del lotto… in fondo in fondo non è proprio malaccio. Il brano successivo è una cover della ballata “Glory Of The Hawk” dei Thelema (storica Goth band modenese da tempo apprezzata da Steve e già fatta oggetto di cover con “Magick” apparsa sul singolo “Baron Samedi” del 1997). Nulla da dire. Cover abbastanza magistrale rispetto all’originale. Le influenze Industrial tornano poi con i due brani seguenti. “The Fourth Reich” è martellante e marziale, e presenta un titolo piuttosto inquietante… ma è la seguente “Witches’ Dance”, con le sue keyboard-parts elettroniche in stile Simonetti/Goblin innestate su una base Industrial, che affascina di più a livello di atmosfera globale. Il finale è affidato a “Forever”, altro sanguigno anthem metallico dal refrain “simpaticamente maligno”. Beh come dicevo, di acqua sotto i ponti ne è passata veramente tanta. I Death SS sono ben consci, dopo così tanti anni, che a livello di popolarità non andranno mai al di là di quanto sono ora (seppur ormai oggettivamente considerati dalla stampa specializzata come una delle bands più influenti del Metal)… però, godiamoceli fintanto che saranno in attività. E che ci riserveranno prodotti discografici di sicuro ed apprezzabile valore, come questo “Rock’ n’ Roll Armageddon”.
Voto: 8,5/10
Alessio Secondini Morelli
















