Le capacità artistiche e poliedriche di Corey Taylor si sono viste a più riprese con le capacità di sapersi districare in più fronti. Non scordiamoci le cover in acustica di canzoni famose e di sigle di cartoni animati che Taylor fece a più riprese nei suoi spettacoli in solitaria ed acustica.
Quindi facciamo due conti lui è negli Slipknot, negli Stone Sour e nel complessivo abbiamo già due anime leggermente differenti; quindi questo suo lavoro in autonomia dal titolo “CMFT”, acronimo del suo nome con un MF in più che vi invito a immaginare cosa voglia dire, da in pasto al pubblico una sua nuova versione ovvero un appassionato di hard rock, distante dal personaggio scanzonato dei brani in acustica e lontano dal rabbioso frontman in maschera degli Slipknot e dei più morbidi Stone Sour.
Lineup di questo lavoro: Christian Martucci e Zach Throne alle chitarre; Dustin Robert alle pelli e Jason Christopher al basso.
Questo album non ha però alcun tipo di diretta conseguenza di Stone sour e Slipknot. Siamo di fronte ad un album che è, come ho scritto sopra, un lavoro compatto di hard rock con svisate country discontinue e delle occhiate a stilemi dei vecchi Bon jovi, Cinderella, Johnny Cash, Thin Lizzy e tutta la flottiglia di band sornione di fine anni ’80 e primi ’90 della scena hard rock a stelle e strisce.
Tredici brani ben composti, ben arrangiati e ovviamente, ben suonati. Ottimi i musicisti che Corey ha attorno a sé; ottimo lavoro di post produzione e con degli arrangiamenti così… si sentiranno spesso i suoi brani in radio, perché che piaccia o meno ci sono parecchi singoloni che occhieggiano pesantemente alle radio.
Ci sono persino delle svisate rap metal con Kid bookie e Tech N9ne come guest rapper e hardcore thrash costa est a fine album.
Personalmente ho apprezzato queste ultime “CMFT must be stopped”, “European tour bus bathroom song”; ma anche “Home” lentaccio voce e piano; oppure “Silferfih”, la opener “HWY 666” e “Culture head” che dimostra che Taylor sa fare anche il “il cattivo” come negli Slipknot e negli Stone Sour. Nota di merito per “Samantha’s gone” che in qualche modo mi riporta parecchio indietro con la mente. Come sempre fate vostro questo lavoro e scegliete le vostre best songs ever.
A concludere questa disamina abbiamo un esordio da solista interessante e nel complessivo godibile. CERTO che questo non è un album per chi è in astinenza da Stone Sour o da Slipknot, perché si troverà assolutamente deluso. CERTAMENTE la voce è quella, le attitudini di fondo restano tali, ma nel complessivo ribadisco ciò che ho già espresso: ottimo lavoro di hard rock vecchio stile con svisatre in altri generi a dimostrazione delle attitudini personali di Taylor.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















