Dodicesimo album per gli austriaci Belphegor. Nome di spicco a livello internazionale per quanto riguarda le sonorità… Blackened Death Metal (io direi Blackened Death/Grind per i ritmi pazzeschi che reggono). Cosa dire? Un album frenetico, oscuro, malefico, infernale… tutto quel che volete. Tanto la solfa rispetto al passato non cambia. 35 minuti di sonorità pesantissime, frenetici cambi di ritmo e blast-beat a manetta, una copertina “oscenamente blasfema” come ormai da loro tradizione, cantato growl assolutamente monotonale, sboccatissime amenità blasfemo-occultistiche assortite nei testi e nei titoli dei brani (l’outro è la più spassosa: “Analjesus”, troppo anche per mandarli a quel paese!), un po’ di sinistre melodie chitarristiche dosate con il contagocce nelle “composizioni” per alimentare l’atmosfera maligna tipica del Black, campionamenti da film horror di serie b per le intro di alcuni brani… e per carità, una produzione “relativamente” pulita. Solo mi viene il dubbio che anche gli altri albums non siano differenti da questo, nella sostanza. Sono interdetto. Nonostante il mood “infernale” ben congegnato che comunque si respira per tutto l’album sia l’indicatore che se volevano evocare certe atmosfere ci sono riusciti appieno, ancora non riesco personalmente a digerire che esistano decine di albums identici a questo nella sostanza, nella monotonia… e soprattutto nella frenesia, al limite estremo della non musicalità. I Belphegor diranno di essersi evoluti rispetto ai primi dischi… ma quant’è il margine di varietà di un sound come questo? Boh, contenti loro, e contenti chi se li ascolta… posso solo dire che “Necrodaemon Terrorsathan” è un album che farà la felicità di chi è amante delle sonorità più blackened (non Black) nel Metal estemo. Semprechè vi reggano i nervi di subire tutti ‘sti blast-beats a manetta per ben 35 minuti. Io me ne sto ben alla larga.
Voto: 6/10
Alessio Secondini Morelli















