“Candles & Beginnings” è il terzo album in studio degli AURI, progetto nato dall’unione artistica tra la vocalist Johanna Kurkela, il marito e tastierista dei Nightwish Tuomas Holopainen, e il polistrumentista – anch’egli membro dei Nightwish – Troy Donockley.
Questo nuovo lavoro può essere visto come un vero e proprio viaggio sonoro, nel quale si intrecciano elementi di folk, musica ambient e pop, che si amalgamano in un tessuto musicale delicato e raffinato.
Le atmosfere sono soffuse, rarefatte, e moltissime parti vocali non sono realmente cantate ma quasi sussurrate, come accade in “The Apparition Speaks”, brano in cui compare anche una chitarra elettrica – uno dei pochi episodi del disco a farne uso – ma sempre lontana da qualsiasi somiglianza con la musica metal proposta dalla band madre, i Nightwish.
Tra i pezzi migliori non posso non citare “Oh, Lovely Oddities”, una delle composizioni più riuscite del disco: bella, emozionante, e con alcuni passaggi che sembrano usciti da una colonna sonora di un film di Tim Burton.
In “Blakey Ridge” si possono invece cogliere reminiscenze folk dei Nightwish, ma in versione più snella e “unplugged”, alleggerita dall’assenza delle chitarre elettriche. Anche questo è, a mio avviso, uno degli episodi migliori del disco.
Con “Shieldmaiden” si raggiunge ancora una volta un livello musicale altissimo: una traccia emozionante, ispirata, malinconica e sinfonica, capace di trasmettere un’intensa carica di pathos.
Diciamolo subito: Candles & Beginnings non è un disco di facile assimilazione.
Forse è il più ostico dei tre pubblicati finora. La traccia conclusiva, “A Boy Travelling With His Mother”, rappresenta meglio di tutte il concetto di “viaggio” menzionato all’inizio della recensione, ma allo stesso tempo non facilita l’ascolto.
Il brano risulta eccessivamente lungo e prolisso, troppo elaborato e quasi interamente strumentale, se si escludono alcuni vocalizzi sparsi qua e là.
La struttura complessa del pezzo dà quasi l’impressione di trovarsi davanti a una serie di brani cuciti insieme piuttosto che a un unico flusso sonoro. Una sorta di “minestrone” – mi si passi il termine – con una certa disomogeneità tra i vari passaggi. È chiaro che si tratta di una scelta voluta, probabilmente la più adatta per rappresentare il concetto del viaggio, quell’idea di chiudere gli occhi e seguire la visione creativa di Tuomas Holopainen.
La seconda parte del brano, che porta la durata complessiva a oltre undici minuti, risulta però troppo ripetitiva, pur mantenendo una melodia di altissima qualità che rappresenta il punto più alto del pezzo. Personalmente, avrei preferito qualche taglio per snellire la struttura e renderla meno “pesante” all’ascolto.
In definitiva, “Candles & Beginnings” è un disco coraggioso, che dà pieno sfogo alla visione musicale del tastierista finlandese, lontana da quella dei Nightwish, se non per qualche punto sinfonico e celtico che inevitabilmente li accomuna.
È un’opera raffinata, complessa, a tratti difficile, ma profondamente ispirata: un viaggio sonoro e spirituale che richiede attenzione, pazienza e la volontà di lasciarsi trasportare.
Voto: 7/10
Stefano Gazzola















