Secondo capitolo degli At the movies e sta volta fanno un doppio sfondone.
Se il primo album era legato anche al loro nome, quindi versioni “metal” (uso le virgolette perché “una chitarra pesante non fa metal”) di canzoni famose di film con la “specifica” anni ’80; questa volta prendono a piene mani dal pop, e non dal cinema, e continuano con classici anni ’80 “spacciandoli” per anni ’90.
PROBABILMENTE i membri della band hanno conosciuto le Bananarama o Belinda Carlisle negli anni novanta ma “Venus” è un classicone del 1986,ed avevo 10 anni quando la sentii la prima volta, e non ’90; tanto quanto “Heaven is a place on earth” di Belinda Carlisle altro brano degli anni ’80 o ancora “(I just) Died in your arms” dei Cutting crew e la situazione si ripresenta per altre presenti in questo album.
Va ammesso che non l’hanno “specificato” nel titolo, ma è ben visibile nella copertina “’90 movie hits”. Va bene tutto, anche ammettendo come in alcuni casi di questa scaletta alcuni brani siano stati “ripresi” in alcuni film anni ’90, ma se in un film ci mettono un’aria della Traviata e rifaccio in versione “metal” non è che ho rifatto una canzone di un film ma un’aria della Traviata.
Tecnicamente rispetto al precedente lavoro il metal lascia sempre più il posto al pop originale. Di fatto è come ascoltare vecchie canzoni di anni ottanta e novanta con la voce dei Soilwork, principalmente, e alcune comparsate della Vikström Egg come voce femminile.
Post produzione, mix e master sono ottime, gli arrangiamenti sono quasi inesistenti non solo rispetto agli originali ma rispetto a quello che è stato il primo caso.
Sinceramente sono rimasto abbastanza deluso da questo secondo capitolo. Canzoni anni ’80 e ’90 praticamente identiche alle versioni originali, ripeto escluso il cantato e una chitarra LEGGERMENTE distorta, quindi non vi è alcun quid in più o qualche motivazione per ascoltare questo lavoro.
La durata dell’album darà la durata della simpatia per chi c’era in quel periodo e FORSE farà venir voglia di ascoltare la versione originale, che in molti casi è di molto meglio rispetto a questo lavoro. La sufficienza la prende per la sola sezione tecnica, ovvero ottimo lavoro al banco mixer, ma a livello emozionale non ci siamo per nulla.
Di sicuro un secondo ascolto non vi verrà facile farlo; altrettanto certo che nel complesso non è particolarmente infausto, ma è un esperimento venuto male.
Voto: 6/10
Alessandro Schümperlin
















