Andrea Giordano, già chitarrista dei Toolbox terror band death metal, ha presentato ad inizio anno con autoproduzione questo “The silence” album che sinceramente faccio fatica a comprendere.
Di fatto è un lavoro su dodici pezzi che ripercorre, dice lo stesso Giordano, il travagliato conflitto tra bene e male; inoltre lo stesso artista dichiara che in passato ha già fatto uscire altri lavori tra cui uno per tributare tributo, scusate la ridondanza, a tre dei compositori hollywoodiani che lo hanno influenzato maggiormente.
Giordano indica, tornando a “The silence”, che lo ha fatto in chiave horror ma dal mio punto di ascolto di horror non trovo nulla; trovo invece dodici brani che potrebbero essere la colonna sonora di un lavoro thriller e sinceramente, pur presentando un lavoro scritto dignitosamente bene e con suoni ottimi, non fa altro che dare l’impressione che sia del manierismo ed un esercizio di composizione fine a se stessa.
La produzione è cristallina,tutto ben calibrato e con i livelli ragionati e fatti in modo da non andare troppo in senso minimalista e neppure in senso di eccesso di post produzione.
Essendo tutto composto e gestito tramite VST(letteralmente Virtual Studio Technology ovvero strumenti virtuali) non si percepisce alcun problema di sorta; se non il fatto che pur essendo un album strumentale manca di qualche cosa, quantomeno per l’ascoltatore.
Il fatto poi che le canzoni siano sempre sulle stesse “dinamiche” e sulle “stesse note” rende meno affabile, ulteriormente, l’ascolto.
Capisco e comprendo il fatto che essendo un concept, più vi è “il filo conduttore” tra i brani e più viene compreso il lavoro; ma è già particolarmente escatologico di base, quindi una briciola meno “esoterica” non cambia il tutto.
Concludendo, mi spiace per Andrea che da me non riceverà un voto alto, perché sia chiaro il lavoro è ben composto e ben post prodotto, ma manca qualcosa per coinvolgere l’ascoltatore e non è un fattore di “mancanza di metal e di rock” perché chi mi legge sa che “mangio” diversi generi, ma semplicemente perché questo “The silence” è un lavoro che non è capibile neppure dopo diversi ascolti.
Voto: 6/10
Alessandro Schümperlin
















