Gli Almost dead li conosco in questo momento che sto ascoltando il loro nuovo lavoro dal titolo “Brutal onslaught” uscito per Art gates records e devo dire che i rimandi, per essere gentile a: Pantera, Sepultura, Testament e Machine Head sono più che palesi e forse sono un pochino troppo palesi.
Andando a leggere la loro bio la band californiana dalla fondazione nel 2004 ad oggi ha pubblicato quattro album: “Almost dead” (2007), “Internal chaos” (2008), “Mindfucked” (2012), “Lay me down to waste” (2018) ed ora questo nuovo album di dodici tracce, per circa cinquantun minuti di musica vecchio stile.
Strutturalmente non male, ma solo se siete nostalgici e se volete musiche che copiano parecchio le band sopraccitate. A livello tecnico, ma esclusivamente di post produzione nulla da dire, tutto si sente in modo dignitoso e, se vogliamo, pure in stile fine anni 90 e primi 2000. Un po’ come se dovessimo sentire “Far beyond driven”, “The gathering” oppure “Chaos AD” giusto per farvi il paragone con solo due delle uscite di quel periodo a cui la band si rifà a piene mani.
Detto questo anche il songrwriting risente di questo pessima serie di scelte equivoche. Tutto troppo già sentito e sinceramente se devo ascoltare una copia di “Supercharger”, mi ascolto l’originale.
Capisco fare una cosa del genere al primo o al secondo album, ma al quinti lavoro e con più di quindici anni di carriera il cordone ombelicale doveva essere tagliato tempo fa.
La cosa che mi fa più rabbia è che è palese che la band ha capacità e conosce sia gli strumenti che lo spartito, ma decide coscientemente di non far altro che copiare quello che i mostri sacri hanno fatto anni fa.
“Cage fighter”, “Leave the weak”, “Last rite”, “Masked pain” e “Turn to stone” sono le tracce che potrebbero lasciarvi qualcosa, ma non troppo purtroppo; mi spiace dare queste indicazioni così poco positive, ma la band con questo lavoro non lascia scampo. Un conto è voler stare nel genere “Groove metal”, un conto è voler rimanere ai primi 2000 come suono e modo di scrivere, ma almeno le formule di arrangiamento che siano le proprie e non quelle dei “metalgods” a cui vogliono rifarsi.
La sufficienza la prendono principalmente per la produzione e post produzione, che sono oggettivamente le uniche cose fatte a modo, oltre alla copertina abbastanza carina. Si sto cercando di evitare di stroncare un album che ha le caratteristiche buone per i soli nostalgici trovando tutto quello che ci può essere di buono, perché sinceramente nel 2021 ascoltare un album che sa di stantio non è un buon ascolto. Consiglio vivamente alla band di scegliere altre forme di composizione ed arrangiamento per il futuro.
VOTO: 6/10
Alessandro Schümperlin
















