Partiamo da un punto fermo: dovete approcciarvi a questo disco di Ivan Giannini, il suo secondo da solista, con la mente il più possibile aperta, perché questo lavoro è lontano anni luce da quello d’esordio, che era più orientato verso il power metal.
Quindi, che genere suona questo nuovo album, intitolato “Someone Else’s Dream “ ? In realtà non si può catalogare in un genere preciso, non si può imbrigliare, perché non parte da un genere predefinito: è semplicemente ottima musica. Un disco molto vario, che sarebbe riduttivo inquadrare in una sola etichetta.
Se amate le sperimentazioni, la buona musica e un cantato eseguito in maniera egregia, questo è sicuramente il disco che fa per voi: originale, mai banale e capace di sorprendere.
Il brano d’apertura, quasi una breve intro di pianoforte vista la durata inferiore ai due minuti, con il cantato sussurrato di “All the words we won’t say”, potrebbe ricordare, per intenderci, qualcosa del repertorio di Alanis Morissette o di Céline Dion.
Musica elettronica e voci filtrate aprono “One, Everyone, Nobody”, un brano moderno e dinamico, a tratti venato di rock progressivo, molto variegato e tra i migliori episodi del disco.
“Awful and Lifeless Is My Soul “ è un altro pezzo di notevole spessore: riflessivo, con un cantato soffuso che esplode in un refrain di grande impatto e dal tono malinconico. Verso metà brano accelera il ritmo, diventando quasi un pezzo power, ma senza le tipiche chitarre metal. Anche qui ci troviamo davanti a diversi cambi di scenario, con momenti più rock alternati ad altri più vicini alla musica ambient. Anche questo è sicuramente uno dei migliori episodi del disco, se non il migliore in assoluto. Ottimi i cambi di tempo della sezione ritmica nel ritornello, che mettono in mostra tutta l’espressività vocale di Ivan.
Non poteva mancare il brano cantato in lingua giapponese, “Eternal Flower”, in cui Ivan duetta con Jin Jeon, cantante degli Illusion Force. Anche questo è un ottimo brano di hard rock melodico che si intreccia con atmosfere ambient-pop.
Altro ospite presente in “Bad Mother” è Eleonora Vaiana dei Deathless Legacy, protagonista della ballad in cui il cantato di Ivan sprigiona sofferenza e si intreccia alla perfezione con la voce graffiante di Eleonora. Un altro ottimo brano, impreziosito anche da un solo di chitarra dal sound blueseggiante. Forse è il brano in cui Ivan canta sulle tonalità più alte di tutto il disco.
“Solaris” incrocia ancora musica elettronica e pop-ambient e parla del pianeta che dà il nome al brano, un pianeta pensante capace di leggere i sogni e i rimpianti degli uomini. Anche questo è un pezzo malinconico, splendidamente interpretato da Ivan, che non si limita a cantarlo bene ma riesce davvero a trasmettere emozioni con la sua voce.
“Hold Me in Your Arms” è un altro brano soffuso, una sorta di ballad malinconica sia per interpretazione sia per il tappeto sonoro tessuto dal pianoforte e dalle tastiere, con sprazzi di effetti elettronici.
Chiude il disco la splendida “Tango for a New Life”, esaltata ancora una volta dall’interpretazione vocale di Ivan. Anche qui la malinconia la fa da padrona, mentre la musica elettronica sorregge la struttura del brano, coadiuvata dal suono del bandoneón, uno strumento simile alla fisarmonica. Ignoro se sia reale oppure riprodotto dalle tastiere che ne imitano il suono.
Il brano si chiude con una cantilena vocale, una sorta di ninnananna che io me la immagino cantata al contrario, cioè come se fosse il bambino a cantarla per far addormentare il padre, perché la musica trasmette emozioni e ognuno di noi le interpreta a modo proprio, immaginando ciò che sente. La voce è quella del bambino (pianista) prodigio Silvano Giannini, figlio di Ivan, e rappresenta la ciliegina sulla torta di un pezzo davvero notevole.
Il disco, mixato e prodotto dall’onnipresente Simone Mularoni, arriva da lontano: ha avuto anni e anni di gestazione ed è stato pubblicato, per il momento solo in formato digitale, nell’autunno del 2025.
Ivan si occupa praticamente di tutto, dal basso alla chitarra acustica fino alle tastiere, coadiuvato alla chitarra elettrica da Simone Cacace e alla batteria da Eddy Franco.
Un disco ambizioso, che non vuole seguire stereotipi né generi facilmente vendibili sul piano commerciale per i suoi fan più legati al power metal. È un lavoro scritto e composto senza seguire schemi prefissati, variegato, che racchiude di tutto e di più, per niente metal in senso stretto, ma pieno di ottima musica: ispirata, fresca, moderna e intrigante.
Un album maturo, qualitativamente superiore alla maggior parte dei prodotti che invadono il mercato discografico senza lasciare alcuna traccia.
Grazie Ivan per averci trasmesso queste emozioni con questo disco, che ha un solo vero difetto (un peccato veniale) : la durata, appena 40 minuti scarsi per soli 8 brani…ma… pochi ma buoni.
Voto: 8,5/10
Stefano Gazzola
















