a cura di Maurizio Mazzarella
I Vision Divine sono tornati lo scorso settembre con Blood and Angels’ Tears, un album eccellente e di assoluta qualità, tra i migliori della loro discografia. In questa intervista esclusiva, Olaf Thorsen, chitarrista e cuore pulsante della band, ci guida attraverso il processo creativo dietro il disco, racconta il ritorno di Michele Luppi alla voce e svela le idee e le sfide che stanno definendo il futuro del gruppo. Un racconto sincero di rinascita, passione e continuità per una band che non ha mai smesso di evolversi.
“Blood and Angels’ Tears” è stato un lavoro molto curato e dal sound maturo. Quali erano le idee musicali principali che volevi esprimere con questo album?
Volevamo realizzare un disco che fosse maturo sia nei testi che nella musica, con un approccio più consapevole rispetto al passato. L’idea principale era lavorare su atmosfere più intime e riflessive, mantenendo però il nostro stile power/prog con la giusta energia. In particolare, per questa prima parte del concept, volevamo rimanere su uno stile più diretto e vicino al sound dei nostri primi lavori, pur con una produzione e degli arrangiamenti adeguati ai tempi di oggi.
Il disco presenta un mix ben bilanciato di potenza e melodia. Come hai lavorato sugli arrangiamenti per mantenere questo equilibrio?
Ci siamo concentrati molto sul bilanciamento tra chitarre e linee melodiche forti. Ogni arrangiamento è stato studiato per non soffocare la voce o le tastiere. Abbiamo fatto attenzione a evitare sovrastrutture inutili, cercando un suono diretto ma curato nei dettagli, che alla fine risultasse comunque “sinfonico” — stile che ritenevamo adeguato a questo lavoro e che Alessio, in particolare, ha saputo rendere al meglio.
Quali brani di “Blood and Angels’ Tears” rappresentano meglio la direzione artistica che i Vision Divine stavano prendendo in quel periodo?
Direi il brano omonimo, Blood and Angels’ Tears, che racchiude bene il nostro approccio melodico e la cura nei testi, anche se il mio preferito probabilmente è Lost, in chiusura.
Dal punto di vista chitarristico, ci sono state nuove tecniche o approcci stilistici che hai sperimentato in questo album?
Più che tecniche nuove, io e Pule abbiamo cercato di suonare in modo più essenziale ed efficace. Ho dato priorità alla melodia e al fraseggio, limitando virtuosismi fini a sé stessi. Certamente sono comunque presenti, dato il genere, ma ho cercato di non farli diventare predominanti.
L’atmosfera complessiva del disco è molto intensa e riflessiva. Hai seguito un concept narrativo o hai preferito che ogni brano si sviluppasse come un racconto indipendente?
È un concept a tutti gli effetti, che in questo album si interrompe a metà del racconto e che spero, in futuro, di poter completare con una seconda uscita.
Come hai vissuto la fase di produzione e registrazione? C’è stato qualche momento particolare che ti ha colpito o una sfida che hai dovuto superare?
È stato un processo molto naturale, che ormai conosciamo tutti molto bene. La sfida principale era ottenere un suono moderno ma naturale. Abbiamo discusso molto sui dettagli degli arrangiamenti e del mix, per evitare suoni troppo freddi o impersonali. Direi che alla fine ne siamo usciti tutti molto soddisfatti, anche se ci sono alcune cose che già all’epoca mi erano piaciute poco e che oggi sicuramente rifarei da zero. In particolare mi riferisco alle linee vocali, che non sono riuscito a seguire a causa di diversi problemi. Le ritengo troppo esasperate e, in alcuni punti, troppo fuori dalle righe a livello interpretativo.
Guardando a “Blood and Angels’ Tears” oggi, quale pensi sia il suo posto nella discografia dei Vision Divine?
È un ottimo lavoro, scritto, suonato e prodotto molto bene. Non si può che parlarne bene: a mio parere, da un punto di vista formale, è inattaccabile. Fare classifiche non spetta a me, ovviamente, anche se — per i problemi a cui ho accennato prima — non mi sento di metterlo sopra ad altri lavori passati, dove invece il lavoro di squadra era stato decisamente più solido e maturo.
Con Michele Luppi ora alla voce, come immagini che evolverà il sound della band nei prossimi lavori? Pensi di mantenere la stessa linea o esplorare nuove direzioni?
Michele non è “un cantante nuovo” che entra nella band: è uno dei membri che ha fatto parte della nostra epoca d’oro, quella in cui abbiamo realizzato alcuni dei nostri migliori lavori in assoluto, ed è di diritto un’anima del gruppo. Oltre ad avere talento e tecnica, ha anche passione e dedizione: come me, in ogni cosa che fa, mette tutto sé stesso e non accetta niente di meno. Questo è l’unico atteggiamento possibile, e l’unico modus operandi che posso accettare. Lo stesso vale per lui. Non abbiamo bisogno di decidere un sound o una direzione musicale: con lui siamo tornati a fare le cose come le facevamo in passato, mescolando un po’ di tutte le nostre influenze, il che ci farà sicuramente spaziare molto di più rispetto a quanto stavamo facendo ultimamente. E questa, per me, era una cosa ormai decisamente necessaria, perché i Vision Divine non possono — e non devono — limitarsi a essere una band esclusivamente power metal. È bastato tornare a fare musica assieme, perché il risultato suonasse subito naturalmente in quello stile tipico di quell’epoca. Ed è così che vogliamo continuare.
Ci sono già idee o progetti in cantiere per il futuro dei Vision Divine, sia in studio che dal vivo?
Certamente! Dal punto di vista live, torneremo sui palchi a partire da agosto e non ci fermeremo più per il resto dell’anno, con date sia in Italia che all’estero (diverse sono già state annunciate, altre verranno annunciate a breve). Discograficamente non posso ancora dire niente, ma… beh, restate sintonizzati, perché è davvero questione di pochi giorni per l’annuncio di diverse novità.
Dopo un disco così articolato e maturo, senti di aver chiuso un ciclo o vedi “Blood and Angels’ Tears” come l’inizio di una nuova fase creativa?
Lo vedo sempre come un nuovo inizio. Ogni album rappresenta la foto di un momento, o se vogliamo di un’epoca. Dopo quella foto, però, si torna al presente e ci si concentra sul futuro, che in questo momento vedo molto roseo.
















