Con una operazione più o meno simile ai Blue Oyster Cult, sempre con la Frontiers con “Ghost Memories”, lo storico chitarrista degli Eagles Don Felder presenta un disco, “The Vault-Fifty Years of Music” a metà fra un rifacimento e una serie di inediti.
Se con i Blue Oyster Cult l’operazione non aveva suscitato entusiasmi, perché è sembrata il raschiamento del fondo del barile con gli ultimi pezzi rimasti inespressi e probabilmente a ragione, con Don Felder possiamo dire che siamo di fronte a un recupero straordinario di brani, nel senso che diventa difficile capire come si distribuiscano i singoli episodi in un arco temporale che abbraccia appunto una cinquantina d’anni.
Don Felder non è solo un raffinato compositore e chitarrista, ma mette il suo carisma a disposizione della musica. I brani sono molto vari e si va dalla musica dance-rock di “All girls love to dance” a una forma di space-metal appena accennato, come il brano del 1980 “Heavy Metal” che era la colonna sonora del film omonimo di quegli anni. Il pezzo mantiene intatta tutta la sua carica e rappresenta, per me, la migliore espressione musicale di Felder, che per “The Vault” si avvale di uno stuolo di collaboratori, molti dei quali trapiantati dai Toto, per arricchire i brani, con un Greg Phillinganes alle tastiere a caratterizzare il notevole blues-rock di “Hollywood Victim”.
Ne viene fuori un’opera delicata, con spunti anche sorprendenti, come il reggae di “Digital World”, qualche collegamento southern-country della sua band storica, come l’iniziale “Move On”, in un contesto dove Felder disegna comunque tratti solistici di grande classe e qualità. “Last all night” pesca nel rock’n’roll classico, mentre la malinconica “Blue Skies” è un omaggio strumentale, sentito e toccante a Randy Meisner, suo compagno di tante battaglie negli Eagles.
Fa pensare il testo del brano forse migliore, “Free at Last”, dove sembra che il chitarrista degli Eagles si senta finalmente libero di esprimersi come gli pare, con la soddisfazione di lasciare un testamento sonoro di grande spessore, che verrà, a mio avviso, rivalutato ulteriormente nel tempo.
Felder parte per un lungo tour che abbraccerà prevalentemente gli Stati Uniti, ma non è da escludere che la prossima estate qualcosa accadrà per lui anche in Europa. Sarebbe bello vederlo alla 8° edizione del Frontiers Festival, sperando che succeda.
Voto: 7,5 /10
Massimiliano Paluzzi















