Dopo tanti anni come chitarrista solista degli In.Si.Dia, il musicista bresciano Manuel Merigo propone questo “Broken Mirror”, disco realizzato in proprio, strumentale, riservato agli amanti della musica proposta dai grandi shredder mondiali come Joe Satriani, Steve Vai e altri ancora, ma comunque in ogni caso un disco metal con fiocchi e controfiocchi.
Un clone, dunque? Tutt’altro!!! Un grande interprete, certamente non un nome in voga, nemmeno più giovanissimo (lo dico liberamente perché è praticamente mio coetaneo) ma che, con “Broken Mirror” viene proiettato nel ristretto olimpo dei chitarristi di grande rilievo, almeno a livello nazionale.
I primi due brani sono ottimi, pur ricordando moltissimo la tessitura di Joe Satriani. Per me è un complimento, sia chiaro, e mi immagino che anche per Manuel Merigo lo sia. Il chitarrista bresciano dimostra di avere chiaro il riferimento, di sapere suonare alla grande, ma anche di sapere proporre una orchestrazione e un arrangiamento di grande classe. Promossi “Traveler” e “Sirens Scream”, titolo che forse gioca sull’assonanza del brano degli Slayer, pur essendo di tutt’altra direzione musicale.
Ci sono tutti i tipici tratti shredder, ma per esempio “Sirens Scream” ci riporta dove Satriani ci ha lasciato con “The Extremist”, tanto per dire, mentre “Deep Night” è molto più intimista, si caratterizza per una linea chitarristica meno veloce ma molto avvolgente. Si capisce che Merino voglia proporre una musica articolata ma d’impatto, e ci riesce benissimo, dimostrando padronanza della sei corde, ma anche del pentagramma, visto che le composizioni sono tutte farina del suo sacco. Anche “Perseverance” ricorda qualcosa del maestro Joe, ma il brano è decisamente gradevole, con la sovrapposizione di diversi effetti chitarristici, con cambi stilistici e ritmici che appassionano all’ascolto fino alla fine del brano.
Manuel Merigo , chitarra e basso, Marco “PESO” Pesenti (NECRODEATH): batteria in “Black Sun”, poi la batteria è suonata da Paolo Pirola (IN.SI.DIA), c’è poi il contributo di Alessio Fassoli (CADAVERIC CREMATORIUM) al basso in “ Deep night and fire” sono i musicisti che partecipano a questo disco che propone “Walking in the void” un brano dalle linee chitarristiche più ariose, spaziali, molto suggestive. Su “Fire” si lavora su un riff serrato, per poi dare vita a una trama che ricorda Steve Vai, tanto per citare un nome, ma Merigo non ha bisogno di copiare o plagiare, perché il suo sviluppo sonoro è personale e intrigante.
Certo, devono piacere i dischi strumentali formato shredder, ma se uno appartiene a questa categoria di amanti di questo genere musicale, l’apprezzamento è automatico.
In “Black Sun” c’è ancora una cavalcata sonora, con qualche accenno al thrash, in alcuni passaggi interni, poi, però è sempre la chitarra solista a proporre le note identificative del brano. “Cold in space” , come dice il titolo, richiama al tema dello spazio, sia nella linea portante che nel diluvio di note che Merigo riesce a ricavare dal suo strumento, per un brano certamente fra i migliori, con uno stacco centrale che sorprende l’ascoltare per cambiare un po’ dimensione, per qualche secondo.
Si chiude con “Purple Flowers” e si avvertono elementi vicini all’hard rock classico, sia nella fase ritmica che in quella chitarristica, per un altro brano comunque molto piacevole.
Promosso sicuramente Manuel Merigo per la sua abilità esecutiva, anche se, nella prossima opera, dovrebbe, a mio modesto parere, variare un po’ la fase compositiva, inserendo magari qualche elemento che possa differenziare un po’ l’ ascolto.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi
















