Di loro si è sentito parlare in questi anni, anche e sopratutto dopo l’approdo della cantante Adrienne Cowan nelle file degli Avantasia. È certamente lei, insieme alla grande complessità della musica presentata dai Seven Spires, la fonte di interesse di questo “A Fortress Called Home”.
Una voce molto articolata, che va dalla melodia al growl, con tonalità suadenti da mezzo soprano fino ad urla alla Alissa White-Glutz degli Arch Enemy, con una carica molto aggressiva e potente.
Insieme a questo ampio spettro nelle linee vocali , c’è poi la musica . Anche qui si abbraccia una gamma di influenze e stili che vedono disinvoltamente passare da tastiere fantasy a un blast beat furibondo, a volta anche all’ interno dello stesso brano.
Ci sono contributi esterni e uno di questi è particolarmente rilevante, quello di Alessandro Conti, voce dei Trick or Treat e altro ancora, che si esibisce in un brano come “Songs Upon Wine-Stained Tongues”, che su un impianto power fantasy propone tutto il campionario della band , quello che si diceva prima , ovvero voci growl maschili e femminili , batteria scatenata e altro ancora.
Il brano top class è però “Almosttown” che è un gioiello di melodia e qualità, he potrebbe incontrare i gusti di molti, in particolare quelli che amano il gothic sinfonico , genere che in qualche caso ha trovato spazio nelle zone alte della classifica.
Su “Impossible tower” emergono influenze dark con un incedere più lento e austero, con una spiccata base sinfonica e un ottimo lavoro del basso.
Il mastermind Jack Kosto si prodiga suonando molta musica complessa e orchestrando variamente i brani, poi arriva “Love’s a souvenir” , ballata pianistica che evidenzia il lato melodico della voce di Adrienne, con un duetto molto accentuato fra violino e pianoforte che poi vira verso il black metal. La stessa attenzione alla melodia è propria di “Emerald Necklace”, con un assolo chitarristico molto orientato alla melodia.
Su “Where Sorrow Bear My Name” emerge la coralità, in un ambito power dalle forti sfumature epiche. In “No place for us” si presenta addirittura un basso slappato stile funky metal, con un ottimo assolo e una orchestrazione musicale di tutto rilievo, mentre su “House of Lies” si sente il djent che tanto sta influenzando i nuovi stili musicali. “The old hurt of left behind” chiude il disco con la versione rude della cantante Adrienne.
Alla fine, cosa resta? Un pò di disorientamento e la considerazione che la versatilità esecutiva della cantante e le idee di Kosto possono permettere ulteriori passi in avanti di una musica molto particolare e , non solo per questo, da incoraggiare.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















