In questo nuovo disco la Olzon decide (o meglio, più probabilmente la label) di non cambiare la “formula” restando in linea con il platter precedente, lungo tutto il minutaggio di “Rapture” la voce pulita di Anette si alterna a quella “growl” del marito Johan Husgafvel.
Il disco scritto insieme all’ormai inseparabile Magnus Karlsson (Primal Fear) è piacevole seppur ben lontano da quello d’esordio “Shine”.
I due dischi usciti sotto l’etichetta Frontiers, ovvero “Strong” e questo nuovo “Rapture” suscitano più di un sospetto di essere studiati a tavolino, ma quando la formula risulta vincente non si cambia.
“Rapture” prende come “riferimento” musicale i Nightwish (dell’album “Dark Passion Play” in particolare) e il risultato finale risulta essere non troppo convincente e con poco di personale; basti ascoltare la title track per rendersene conto, brano che tra l’altro si attesta come uno dei migliori.
Il disco scorre via piacevolmente, ma senza particolari sussulti.
Altra traccia degna di nota è “Requiem”, dove il ritornello rappresenta una sorta di “O Fortuna / Carmina Burana” riarrangiata in chiave symphonic metal. Tra gli altri episodi migliori troviamo “Arise”, brano dall’atmosfera arabeggiante, il cui ritornello risulta arioso e al tempo stesso malinconico.
La parte centrale del disco subisce una leggera flessione in termini qualitativi, con brani più scontati, come “Take a Stand” e “Cast Evil Out”.
“Head Up High” (altro brano di spicco), invece, rimanda ad alcuni passaggi degli Enigma, la band diventa celebre negli anni 90’ con il disco “MCMXC a.D.”.
Uno dei momenti clou del disco è la traccia dal titolo esplicativo “We Search For Peace”, un desiderio di cercare la pace, argomento quanto mai attuale vista la situazione dei conflitti in Ucraina e in Palestina.
Analizzando questi due dischi della Olzon, possiamo dire che a livello “commerciale” non fanno una piega, visto che probabilmente è il genere musicale che vogliono sentire i fans che l’hanno conosciuta dal suo ingresso nei Nightwish; probabilmente non è la musica che lei vorrebbe scrivere (e cantare) e il suo debut album “Shine” ne è la prova.
Album destinato ai nostalgici dei Nightwish dell’era Olzon o per chi ama il power-metal sinfonico con voce femminile.
Voto: 7/10
Stefano Gazzola
















