Quarto album della band che ruota intorno al tastierista Vivien Lalu, da venti anni in pista ma non troppo assidua come produzione o eventi live, pur avendo, lo stesso cantante Damian Wilson, militato in tante band fra cui Ayreon e Threshold. Il progetto musicale di Lalu non è esattamente quello che ci si può aspettare da un gruppo Frontiers, ma proprio con questa uscita l’etichetta italiana dimostra una grande apertura mentale e musicale.
I Lalu, che prendono appunto il nome dal fondatore Vincent, si muovono in ambito progressive rock, con diverse incursioni e contaminazioni, come dimostra la stessa iniziale “Forever Digital” che offre una curiosa commistione di prog e country western, tanti cambi di ritmo e sorprese sonore.
Se si vuole accostare la produzione di Lalu a qualche band più famosa, direi che il riferimento più prossimo sono gli Yes, anche se l’elaborazione è molto personale, complessa e anche intricata, rispetto anche alle opere precedenti del gruppo. E’ il classico disco che va ascoltato più volte, possibilmente in cuffia, per carpirne tutte le sfumature.
La titletrack ”The Fish Who Wanted to Be King” è un esempio di tutto questo : si parte come un normale rock’n’roll, per poi svilupparsi in dieci minuti di musica composita, con un basso di lusso, una chitarra che ricama linee prog, pause e riprese, una tastiera che fa da sottofondo, una voce narrante che apre a passaggi inaspettati, dove si ritrovano elementi del periodo d’oro del genere, spesso appunto gli Yes, ma c’è tanto del loro.
La band è certamente composta da ottimi musicisti : alla voce Damian Wilson, alla chitarra e al basso Joop Wolters, alla tastiera Vivien Lalu, alla batteria Jelly Cardarelli e alle tastiere, hammond e pianoforte Matt Daniel. “Deoxyribonucleic Acid” è più breve, mette in evidenza la capacità interpretativa di Damian Wilson e il gusto tastieristico di Lalu, che volteggia in un assolo molto raffinato, seguito da una chitarra sempre molto appropriata.
Siamo di fronte a una band matura e anche appassionata, mentre arriva il primo singolo e video che è stato proposto da Frontiers : “Is That a London Number?” , il cui inizio ricorda “Leave it” da 90125 degli Yes, ma poi il brano vive di luce propria, anche se il tema del disco continua a essere vicino a questo grande hit. I 14 minuti di Amnesia 1916 partono con un coro abbastanza facile, per poi muoversi su altri territori sonori, anche melodici, ma mai sdolcinati. Ci sono anche sgroppate musicali, a cui partecipano tutti gli strumenti e qui fanno capolino addirittura i Pink Floyd. Si guarda al prog del passato con “A Reversal of Fortune”, uno strumentale di grande impatto. Il disco si chiude con “The Wondering Kind” è vicino al funky per lo sviluppo della sezione ritmica, con una parte vocale prima incalzante poi rilassata, un ottimo brano per capire la filosofia di Lalu, band che può esplorare ancora molti territori. Manca un brano che rimanga impresso, ma abbiamo speranze per il futuro.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















