Prima di iniziare un qualsiasi approccio a questo disco, dobbiamo partire da un punto fermo: dimenticatevi gli Eldritch e il metal in generale e concentratevi “solo” sulla musica in senso lato, mettendo da parte qualsiasi pregiudizio.
Perché dico questo? semplicemente perché Terence decide di dare una “brusca” sterzata, deviando in maniera netta dal percorso musicale che ha sempre “seguito” (Eldritch), anche se in realtà questo era già in parte avvenuto con il suo disco solista uscito oltre vent’anni fà sotto il monicker “Vicious Mary”.
“Reborn” va inteso proprio come una rinascita a livello musicale e il suo ascolto deve avvenire con la mente sgombra da qualsiasi preconcetto, mettendosi bene in testa che qui di metal c’è veramente poco, rasente allo zero, ma deve essere la qualità della musica a “parlare”.
Lo stesso disco targato “Vicious Mary” era maggiormente Hard-rock oriented, più “chitarristico”, per certi versi più “duro” rispetto a “Reborn”.
Per fare un parallellismo, questo disco può essere accostato musicalmente a “Paragon” di Floor Jansen, ovvero un disco lontano anni luce dal genere musicale in cui di solito eravamo e siamo abituati a sentirli.
“Reborn” può essere catalogato come un pop-rock, a tratti tinto di A.o.r. con una forte influenza del rock americano anni 80′ e che guarda a musicisti come Bon Jovi, Bryan Adams, Elton John, Prince, Emerson Lake & Palmer e a tratti anche ai Police.
Le tracce sono tutte caratterizzate da parti di pianoforte, tastiere, con un sound a tratti “ambient” il cui “mood” pesca da sonorità tipiche degli eighties e non poteva essere altrimenti visto che tutte le composizioni (delle musiche) portano la firma del tastierista Matteo Chimenti, mentre Terence si occupa dei testi e delle linee vocali.
Tra le tracce maggiormente “movimentate” a livello di chitarra troviamo “Music is the one” e “Invisible man” che si attestano tra le mie preferite, in particolare su “Music is the one” spiccano gli ottimi cori e contro cori adottati nel ritornello.
Originalissima, fuori dagli schemi e con un interpretazione davvero “strepitosa” di Terence è il brano funky-oriented “Falling Apart”, che se fosse stato scritto da uno dei tanti mostri sacri degli anni 80 avrebbe “sfondato” nelle hit parade di tutto il mondo, visto che nel suo genere il brano è un autentico capolavoro!
Le composizioni sono geniali e al tempo stesso coraggiose perché Terence poteva tentare la carta dell’usato sicuro facendo un disco più vicino a quanto fatto con la sua ex band o comunque restare in territori prettamente “metal”, invece decidere di “ribaltare il tavolo” componendo un album fuori dagli schemi, calando l’asso vincente.
Tutte le composizioni come già detto sono fortemente influenzate dalla musica degli anni ottanta, ma al tempo stesso lo rendono un disco attuale, un disco senza tempo, un disco “eterno” che non segue la moda del momento (come avvenuto in passato per altri generi come il grunge).
Bella mossa Terence, ottimo disco !
Voto: 9/10
Stefano Gazzola
















